
Quanti grillini sono di sinistra?
Se con i loro sondaggi non hanno saputo intercettare quel 5% di
elettori in più che hanno votato Grillo rispetto al 19-20% quotato
alla vigilia, perché dovrebbero essere in grado di intercettarlo
oggi per farsi spiegare quale partito questi elettori avevano
votato alle elezioni precedenti? E' lecito dubitare, quindi, delle
analisi sui cosiddetti flussi che stanno circolando in queste
ore.
Qui proveremo un approccio diverso, cercando di desumere da dove
sono arrivati i voti a Grillo incrociando i dati delle due
precedenti elezioni politiche: quelle del 2008, quando a
massimizzare la partecipazione al voto fu il centrodestra, e del
2006, quando invece fu il centrosinistra a fare il pieno di voti.
Siccome una cosa è certa, non potremo mai sapere come hanno votato
in passato i quasi 3 milioni che si sono astenuti rispetto al 2008
(oltre 4 milioni rispetto al 2006), assumiamo come ipotesi
ragionevole che dopo 4 anni di governo dell'odiato Berlusconi,
dagli esiti fallimentari anche per chi l'ha votato, e un anno di
misure impopolari e recessive da parte del governo tecnico, il
turnout, ossia la mobilitazione, sia stata quest'anno molto più
favorevole al centrosinistra che al centrodestra, mentre l'esatto
contrario si può ipotizzare nel 2008, dopo i due anni della
travagliata Unione prodiana. Rispetto sia al 2006 che al 2008,
quando alla Camera raccolse circa 12 milioni di voti, il Pd ne ha
persi circa 3,3 milioni.
L'intera area che definiamo della sinistra radicale (Rifondazione,
Comunisti italiani, Idv, Verdi) raccolse nel 2006 ben 4,8 milioni
di voti, che si ridussero a poco più di 3 milioni nel 2008 (Idv,
Sinistra arcobaleno e altre formazioni comuniste minori),
probabilmente penalizzata sia dall'astensione (in totale fu di 1,41
milioni in più rispetto al 2006), sia da elettori in uscita verso
il Pd, ai quali Veltroni riuscì a prospettare una rimonta su
Berlusconi. Oggi le liste che rappresentano la continuità con la
sinistra radicale, Sel (Sinistra arcobaleno) e Ingroia (Idv +
Comunisti italiani) si sono fermate a 1,85 milioni di voti.
Insomma, rispetto al 2006, elezioni della massima mobilitazione
degli elettori di centrosinistra, mancano oggi circa 3,3 milioni di
voti del Pd e quasi 3 milioni della sinistra radicale.
La coalizione guidata da Berlusconi ha toccato il suo picco
massimo nel 2008, superando i 17 milioni di voti. Ma nel suo
complesso l'area di centrodestra, compresi l'Udc (2 milioni) e La
Destra (0,9 milioni), sfiorò quota 20 milioni. Alla coalizione
berlusconiana, di cui oggi fa parte anche Storace, mancano quindi
quasi 8 milioni di voti. Di questi, 1,6 milioni sono stati persi
dalla Lega Nord, 0,66 milioni da Storace, mentre i 2 milioni di
voti dell'Udc dovrebbero essere più o meno confluiti nella
coalizione Monti, che però ne ha conquistati di più: in tutto 3,6
milioni.
Per quanti voti del Pd possano aver preso la via della Scelta
civica montiana e dell'astensione, è politicamente ragionevole
ritenere che sia stato il Pdl, per i motivi che abbiamo spiegato
prima, a pagare il contributo maggiore, in termini di voti persi,
all'astensione e alla forza politica del professore. Così come è
ragionevole ritenere che 1,8 milioni di voti persi dall'area della
sinistra radicale tra il 2006 e il 2008, e l'ulteriore milione e
oltre perso dal 2008 ad oggi, siano in gran parte rientrati dalla
finestra di Grillo. Si può quindi stimare il contributo
dell'elettorato di centrosinistra (Pd e sinistra radicale) al
Movimento 5 Stelle in 4-5 milioni di voti (45-60% del totale dei
suoi consensi). Il che sarebbe confermato dalla distribuzione
geografica del successo di Grillo.
In particolare, il professor D'Alimonte sul "Sole 24 Ore" ha
analizzato il passaggio di voti al M5S dalla sinistra radicale e
dal Pd a Torino, ma le stesse conclusioni si potrebbero trarre
osservando le performance nelle regioni "rosse". In Veneto, invece,
al boom di Grillo, oggi primo partito in tutte le province,
corrisponde il crollo della Lega, che era primo partito nel 2008.
Ciò non significa che non abbia pescato anche dal Pdl e presso un
elettorato di destra più sensibile al tema della moralità politica,
ma bisogna ricordare che nel 2008 ci fu un vero e proprio "boom"
della Lega, che passò da 1,75 milioni di voti del 2006 a 3 milioni
grazie ad una notevole capacità di penetrazione - concordarono le
analisi - presso l'elettorato di centrosinistra, persino nelle
regioni "rosse".
Si può quindi stimare che verso il M5S siano confluiti la gran
parte degli elettori persi dalla Lega (1,6 milioni), mentre in
misura molto minore quelli che hanno abbandonato il Pdl
(soprattutto quelli degli ex An che hanno condiviso le motivazioni
della scissione di Fini ma poi non hanno votato per la piccola
formazione dell'ex presidente della Camera): in tutto dal
centrodestra 2-3 milioni di voti (il 20-35% dei consensi totali del
M5S). Mentre la restante parte degli 8,7 milioni conquistati da
Grillo (anche un 20%) potrebbero essere arrivati da giovani al
primo voto e astensionisti di lungo corso.





















