
Il tentenna Monti
«Ho verso Berlusconi sentimenti di gratitudine e sbigottimento.
Ammetto di fare una certa fatica a seguire la linearità del suo
pensiero». Lo stesso sarcasmo usato da Mario Monti durante la
conferenza stampa dello scorso 23 dicembre, oggi potrebbe venire
usato contro di lui. Al professore dobbiamo senz'altro gratitudine,
per aver contribuito a salvare (per il momento) l'Italia dal
baratro finanziario in cui stava per precipitare nel novembre 2011,
per avergli restituito una certa credibilità, ma facciamo molta
fatica, oggi, a seguirlo nel suo "flip-flopping" elettorale, spesso
all'interno di una stessa intervista.
Dal tema delle tasse a quello delle alleanze, in quattro settimane
il premier uscente è stato capace di sostenere tutto e il contrario
di tutto, senza riuscire ad inquadrare un target preciso
nell'elettorato. Al governo ha basato la politica di consolidamento
fiscale sull'aumento delle tasse piuttosto che sui tagli alla spesa
- mentre non solo non era l'unica via praticabile, ma anche quella
esplicitamente sconsigliata da Draghi. Tutti ricordiamo i toni
sprezzanti con i quali, sempre nell'incontro con la stampa del 23
dicembre, stroncò la "promessa" di Berlusconi di abolire l'Imu:
l'anno successivo, ammonì, si sarebbe dovuta reintrodurre
l'imposta, ma addirittura «doppia».
Oggi, in piena campagna elettorale, scopriamo che pensare di
ridurre le tasse, in particolare l'Imu, non è poi così da
irresponsabili. Parlando a "Omnibus", su La7, Monti propone un
alleggerimento dell'Imu di 2,5 miliardi: dunque, 1,5 i miliardi che
ballano tra la sua proposta e quella "irresponsabile" di
Berlusconi. Di più: ora Monti si impegna a ridurre la spesa
pubblica corrente sul Pil di 4,5 punti in cinque anni, più o meno
quanto Berlusconi e Giannino, e nello stesso periodo a tagliare
tasse per 27 miliardi di euro, tra Irpef e Irap.
Eppure, «io non prendo impegni, non faccio promesse», rivendicò
orgogliosamente una decina di giorni fa a SkyTg24. Oggi siamo già a
«non vogliamo fare promesse, ma prendere impegni seri». Si è
convinto a fare anche lui promesse "irresponsabili", o forse non
erano poi così irresponsabili quelle degli altri? Prima, durante i
mesi di governo, Monti non fa altro che ringraziare i partiti della
"strana maggioranza" per il senso di responsabilità dimostrato nel
sostenere i provvedimenti in Parlamento, pagandone i costi
politici. Una volta "salito" in politica, li accusa invece di aver
opposto resistenze che hanno impedito di portare fino in fondo le
riforme.
Ma poi, stamattina ad "Omnibus", nonostante tutto rilancia la
«grande coalizione» come «politica necessaria» per fare le riforme.
Ma come, dopo averne denunciato i veti e le resistenze, con quegli
stessi partiti vorrebbe riproporre una grande coalizione per le
riforme? Qualche giorno fa l'intesa post-elettorale con Bersani
sembrava cosa fatta, o quanto meno uno sbocco inevitabile, nelle
parole del professore e delle figure di spicco tra le forze che lo
sostengono. Impugnava la roncola contro Berlusconi e il
centrodestra, mentre solo qualche pizzicotto al Pd; poi,
all'improvviso, l'apertura anche al partito e al «popolo» di
Berlusconi, ma senza Berlusconi. Una cosa è certa: scordatevi di
conoscere prima del voto le reali intenzioni del professore: a
"Radio anch'io", qualche giorno fa, ammetteva candidamente lui
stesso che «al momento non c'è nessuna possibilità di sapere con
chi saremo e contro di chi».
La confusione è tanta, e il sospetto è che Monti sia semplicemente
alla ricerca di sponde e poteri di interdizione per imporre il suo
bis a Palazzo Chigi senza averne i voti. Sarà anche la persona più
seria, preparata e affidabile possibile, ma votereste per qualcuno
che non prende impegni e non sa o non vuole dire a chi porterà in
dote i vostri voti?





















