
Nessuno è senza macchia
Sul grado di oppressione e repressione fiscale a cui sono
sottoposti gli italiani non esistono vergini o innocenti. Sul
redditometro, l'ultima follia burocratica degna di un romanzo
orwelliano o kafkiano (a seconda dei vostri gusti), ci sono ben in
evidenza le impronte digitali sia del precedente governo,
soprattutto del ministro Tremonti, che dell'attuale. Ogni tentativo
di negarlo è senza vergogna, indecente. Concepito dal governo
Berlusconi, con il DL 78 del luglio 2010, articolo 22, lo strumento
è stato elaborato e affinato, e infine varato, lungo tutto il 2012,
cioè da Monti.
E' vero, quindi, che già in quel decreto si prevedeva che la
«determinazione sintetica» del reddito da parte dell'Agenzia delle
entrate potesse essere fondata non solo sulle spese effettivamente
sostenute, ma anche induttivamente, «mediante l'analisi di campioni
significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del
nucleo familiare e dell'area territoriale di appartenenza». In
pratica, uno "studio di settore" per famiglie basato su medie
statistiche di spesa tratte dell'Istat o altri enti statistici.
Risulta evidente come possano essere molti i casi in cui il reddito
così presunto non corrisponda al vero, lasciando però al
contribuente l'onere della prova a discarico.
Una rete a strascico, insomma, con i poveri tonni chiamati a
giustificarsi per essere stati pescati. E' anche vero, però, che
quello stesso articolo 22 stabiliva che il «contenuto induttivo di
elementi indicativi di capacità contributiva» avrebbe dovuto essere
individuato, «con periodicità biennale», con un apposito decreto
attuativo. Proprio quello preparato sotto il governo Monti
nell'ultimo anno, varato alla vigilia di Natale e pubblicato in
Gazzetta ufficiale il 4 gennaio 2013, dopo la scenografica
presentazione di Befera il 20 novembre scorso.
Dunque, che adesso Monti venga a dirci «fosse per me non l'avrei
messo, bisogna valutare seriamente se toglierlo», è francamente di
un'ipocrisia rivoltante. Non è passato un anno, non sono passati
sei mesi, ma solo dieci giorni e volendo, essendo ancora presidente
del Consiglio, seppure dimissionario, potrebbe ancora sospenderlo.
Ha avuto ben 13 mesi per rendersi conto del mostro che stava
prendendo forma, e non sono mancate sul tema polemiche pubbliche
più o meno garbate. Avrebbe potuto intervenire per modificare il
redditometro proprio con lo strumento del decreto attuativo, o
addirittura bloccarlo, con una semplice telefonata, o almeno dire
una parola, invece di mostrarsi pappa e ciccia con Befera, salvo
poi cercare di passare come quello che cade dalle nuvole, che non
lo voleva, guarda caso proprio a ridosso delle elezioni.
Un insulto all'intelligenza degli italiani e un esempio della
peggiore politica che non sa assumersi le proprie responsabilità.
La realtà è che Monti condivide pienamente con Berlusconi e
Tremonti la responsabilità politica del redditometro: ci ha messo
la faccia quando sembrava popolare mostrare il muso duro contro gli
evasori, sta cercando di toglierla ora che i sondaggi mostrano il
contrario. E non è, purtroppo, l'unico suo tentativo di fuggire
dalle proprie recentissime scelte politiche.
Prima ha raddoppiato il gettito dell'Imu prevista dal governo
Berlusconi, introducendo la tassa anche sulla prima casa, e lo
scorso 23 dicembre ha ammonito che sarebbe "da pazzi" pensare di
abolirla, minacciando che dopo un anno andrebbe reintrodotta
raddoppiata, salvo poi, in questi giorni di campagna elettorale,
promettere anche lui di volerla ridurre. Dice di non aver «mai
pensato ad una patrimoniale» e di voler evitare il punto in più di
Iva previsto da luglio, eppure l'aumento del carico fiscale sui
«grandi patrimoni» e i consumi è scritto nero su bianco sulla sua
agenda. E, a proposito, secondo quanto riferisce il Corriere
starebbe lavorando in gran segreto ad un'"agenda 2". Dev'essersi
reso conto del clamoroso vuoto programmatico della prima.
Previsto nella serata di ieri un incontro con Befera, chissà se
Monti intenderà sfruttarlo per un nuovo goffo tentativo di
dissociazione dal redditometro. Intanto, per prima cosa, vorremo
sapere quanto è costato il suo sviluppo e quanto costerà, ogni
anno, la sua applicazione. Abbiamo sì bisogno di una nuova offerta
politica, ma non di un "altrocolpista" in più, di quelli che è
sempre colpa degli altri.





















