
Le spese assurde della giustizia
C'è un "non detto" che invece i giornali farebbero bene a
"sbattere in faccia" alla pubblica opinione tutti i giorni a
proposito del settore giustizia e della relativa spending review:
se ci troviamo in questo stato pietoso in cui si dovranno tagliare
centinaia di inutili sedi periferiche di tribunali e procure lo
dobbiamo quasi esclusivamente alla discutibile riforma del "giudice
unico", voluta e fatta a suo tempo dal grande maestro di
Paola Severino, Giovanni Maria Flick. Il quale un bel giorno, tra
il 1997 e il 1998, riuscì a convincere il Parlamento (e la
sinistra, ancora prima), che la colpa dell'arretrato non fosse di
giudici poco inclini allo stakanovismo, ma del fatto che i
tribunali giudicanti erano composti di tre persone.
Quindi Flick elaborò il seguente teorema: dividiamo per tre ogni
collegio e istituiamo il giudice unico penale e civile. Tanto "chi
se ne importa delle garanzie per le parti", l'importante è liberare
le pratiche dei magistrati dall'archivio. Detto fatto, i 9 mila
magistrati d'Italia, circa il triplo di quelli inglesi e il doppio
dei tedeschi, si trovarono a decidere in perfetta solitudine. E si
moltiplicarono le sedi decentrate anche nei posti più sperduti: non
bastava un tribunale a Monza? Se ne sono creati altri due a
Desenzano e a Desio. Poi improvvisamente dopo quindici anni, cioè
oggi, nuova folgorazione: le sedi distaccate costano troppo e sono
inutili, accorpiamo di nuovo. Nel frattempo però cosa era successo?
Che il giudice unico non solo non aveva eliminato l'arretrato ma
aveva fatto ingolfare di ricorsi le corti di appello a causa di non
poche sentenze di primo grado fatte coi piedi. Totale?
Oggi il problema, grazie alla "scorciatoia" furbetta di Flick, si
è spostato sulle corti di appello penali e civili. Ed ecco entrare
in gioco, la ministra tecnica, l'allieva prediletta di Giovanni
Maria, Paola Severino, che sulla scia del maestro non inventa una
nuova semplificazione: "troppe persone fanno appello". Proprio lei,
un tempo insoddisfatta dalle sentenze dei giudici unici che spesso
lasciavano molto a desiderare (in Italia viene riformato oltre il
50% del contenzioso penale, civile e amministrativo in secondo
grado). Quindi costruiamo "nuovi filtri", anche economici ai
ricorsi in appello. Il tutto pur di liberare le scrivanie dei
magistrati. Inutile dire che questa furbata non funzionerà, non
renderà al cittadino il servizio giustizia per il quale paga tra
l'altro anche le tasse e magari sposterà il carico sulla
Cassazione.
Poi, fra altri dieci o quindici, anni arriverà l'allievo
prediletto della Severino, qualche promettente giovane, che
diventerà ministro tecnico e si inventerà una maniera di limitare
anche il ricorso per Cassazione. Se pensate che tutto ciò sia un
paradosso o magari una barzelletta di cattivo gusto ricredetevi: in
Italia la giustizia funziona proprio così. Cioè non funziona. E
ogni qual volta qualcuno vi farà una testa tanto con dichiarazioni
roboanti gentilmente veicolate dall'informazione di giornali
conformisti o di una tv pubblica che è una delle vergogne di questo
paese, non credetegli: la verità è che anche la gran parte
dei giudici è "cittadina" di questa burocrazia che non si vuole,
non si deve e purtroppo non si può cambiare.
Alla faccia di ogni spending review. Naturalmente coloro che
semplificano, come Flick e la Severino e tutti gli adulatori
mediatici al seguito, sono gli stessi che poi accusano Marco
Pannella e i Radicali di essere coloro che suggeriscono soluzioni
semplificatorie come l'amnistia. Ma in un paese condannato
dall'Europa quasi tutti i giorni per questo denegato servizio
pubblico - con la giustizia che non si riesce a rendere ai propri
cittadini - non sarebbe meglio ripristinare la legalità
costituzionale nelle carceri in questa maniera e sgombrare altresì
di scartoffie le scrivanie dei giudici, unici o collegiali che
siano? Fra l'altro l'ipotesi suggerita da Pannella ha anche come
conditio sine qua non la riparazione del danno per la vittima del
reato laddove esista.
Esempio: un truffatore ruba i soldi a una povera pensionata con
qualche artificio. Poi domanda l'amnistia per il suo reato, che
comunque cadrebbe facilmente in prescrizione in sette anni e mezzo,
o dieci se è pregiudicato? Prima dovrebbe risarcire la vecchina con
gli interessi. Invece cosa accade adesso? Che se il truffatore è un
Madoff dei Parioli, tanti per citarne uno di moda, mette i soldi
"al pizzo", fa un anno di carcere preventivo poi va ai domiciliari
e infine ,se il processo di Cassazione non arriva entro la data
convenuta, magari la fa pure franca. E si tiene i soldi della
pensionata.
Tra quel truffatore e quella vecchina pensionata, magari
vip, chi sarà più favorito dall'amnistia pannelliana? Ma l'Italia
di oggi non è un paese per ragionamenti razionali, specie tra i
politici, che poi utilizzano lo spauracchio forcaiolo, in maniera
rigidamente bipartisan, per fare paura al proprio avversario. O per
propagande becere sulla "certezza della pena". E quindi l'amnistia
non si fa e le prescrizioni impazzano a botte di 180 mila l'anno.
Magari poi i politici del Pd che vengono intervistati da Radio
radicale straparlano di "riforme strutturalI", che invece non
vedono mai la luce, proprio perché le legislazioni delle procedure
penali e civili che si sono susseguite in questi decenni sono tutte
basate sull'emergenza e la scorciatoia come quelle di Flick e della
Severino.
Il tutto porta a qualche corollario recentemente evidenziato
dal dipartimenti per gli affari di giustizia nella propria
relazione al ministero di via Arenula e poi trasmessa al
Parlamento: le spese di giustizia in Italia, nonostante funzioni
poco e male, sono state nell'ordine dei 470 milioni di euro nel
2011, di fronte ai 451 preventivati, con un passivo di oltre 19
milioni di euro. E per il 2012 nel solo primo quadrimestre sono
stati spesi 138 milioni di euro con uno stanziamento annuo di 442 e
rotti. A questi soldi va aggiunta una cifra spropositata per le
intercettazioni telefoniche e ambientali che per il 2011 si è
fermata a quota 260 milioni di euro, contro i 250 preventivati e
con una nota di allegria perchè non si sono raggiunti i 300 milioni
circa del 2010. In compenso per il 2012, nel primo quadrimestre
sono stati spesi solo 83 milioni di euro in intercettazioni a
fronte dei 240 scarsi messi a bilancio.
Questa quindi è la condizione generale della giustizia penale e
civile. Ci si può meravigliare se, per citare sempre Pannella,
siamo diventati il grande paese pregiudicato in Europa? Quello che
sta mettendo le basi per un vero e proprio Olocausto dello stato di
diritto?





















