
Salvate Romney dalla malizia inglese
C'era da scommetterci. Mitt Romney, nella sua prima tappa del
suo primo viaggio internazionale, non ha ancora fatto a tempo ad
aprire bocca che già è diventato lo zimbello dei giornalisti.
Articoli e commenti con toni al vetriolo e atteggiamenti da
professorino, stanno dilagando nel mondo dei media (a partire dal
quotidiano britannico The Guardian, poi la lista delle testate che
hanno ripreso questa linea è troppo lunga per essere riportata)
rimproverando al candidato repubblicano di non rispettare il bon
ton diplomatico.
Perché? Romney ha constatato una cosa che è sotto gli occhi di
tutti: l'inizio delle Olimpiadi di Londra del 2012 è "poco
promettente". È stato anche abbastanza soft nel suo giudizio, a
dire il vero. Romney si è infatti limitato a rilevare il fallimento
della G4S, la compagnia britannica che avrebbe dovuto garantire la
sicurezza all'evento mondiale, ma ha dichiarato forfait prima
dell'inizio dei giochi. Ed ha espresso preoccupazione per la
possibilità di sciopero dei dipendenti delle dogane, previsto
proprio per il primo giorno delle Olimpiadi, ma poi (bontà dei
sindacati…) rientrato all'ultimo minuto.
Avrebbe potuto anche girare il coltello nella piaga: sui gadget
tossici prodotti in Cina (da operai sfruttati come schiavi), sul
mancato ricordo degli atleti israeliani trucidati dai terroristi
alle Olimpiadi di Monaco di 40 anni fa, o sulle bandiere della
Corea del Sud che compaiono sulle giocatrici della Corea del Nord.
Piuttosto, è stata opportuna la replica del premier David Cameron,
che ha subito definito le Olimpiadi di Salt Lake City 2002 (in cui
Romney era presidente del comitato organizzativo) come dei "giochi
in mezzo al nulla"? Sebbene "in mezzo al nulla", sono stati visti
da 2 miliardi di telespettatori, battendo tutti i record di
audience.
E che dire della reazione, da stadio, del sindaco di Londra Boris
Johnson? Ha arringato la folla di Hyde Park con un: «Un tizio di
nome Mitt Romney ci sta dicendo che non siamo pronti. Siamo
pronti?» coro: «Sì, siamo pronti!». Dopo tutto il caos
organizzativo finito sui giornali di tutto il mondo, Boris Johnson
non ha niente altro da dichiarare? I media filo-laburisti
britannici, come il The Guardian, stranamente, non hanno avuto
nulla da obiettare. Evidentemente c'era un "male maggiore" (Romney)
da combattere. Incredibile notare, poi, la cura dei dettagli.
Nessuno riporta cosa Mitt Romney abbia detto al leader
dell'opposizione laburista Ed Miliband. Il loro incontro era
riservato e l'unico principio dichiarato alla stampa è quello della
"relazione speciale" fra Usa e Regno Unito.
Però, ciò che ha fatto notizia è solo quel "Mister Leader", con
cui Romney si è rivolto al collega britannico. Che non esiste nel
vocabolario dei titoli. Romney ha tenuto un incontro, ovviamente
riservato, con l'Mi6. Altrettanto ovviamente, non si conoscono i
contenuti di quella riunione. Ma il solo fatto che sia trapelata la
notizia dell'incontro, è indice di "incapacità" nel mantenere i
segreti. L'amministrazione Obama, nel 2010, si è lasciata sfuggire
milioni di documenti segreti, tutti pubblicati da Julian
Assange.
Ma Obama era uscito da quella vicenda senza esserne scalfito.
Benvenuti nelle elezioni presidenziali Usa del 2012. Questo sarà il
tipo di copertura mediatica che ne riceveremo, almeno fino al
prossimo novembre.





















