
La Bonino rinnega il suo passato
L'Ansa fa il lancio intorno alle 10 del torrido ultimo giorno di
primavera: i Radicali voteranno sì all'arresto di Lusi. Nel
dettaglio: "Mi pare davvero che non ci sia fumus persecutionis,
quindi voterò a favore della richiesta dell'arresto".
Parole e musica della vicepresidente del Senato Emma Bonino,
ospite di "24 mattino" su Radio 24. "Il tema della carcerazione
preventiva è un vero cancro del paese, andrebbe modificato ma con
il caso Lusi non c'entra", aggiunge Emma che si scaglia pure contro
l'ipotesi di voto segreto sulla fattispecie in esame: "Credo sia
sconveniente. È bene che i rappresentanti del popolo si assumano in
modo limpido le proprie responsabilità. Politicamente sarebbe molto
discutibile".
La Bonino fa i distinguo, ma da colei che rappresenta la storia
politica dei Radicali (e non solo) non ci saremmo aspettati tali
dichiarazioni. Anni di lotte contro il carcere preventivo, per il
garantismo, per la scandalosa situazione delle carceri italiane:
anni che sfumano di fronte all'ex tesoriere della Margherita,
accusato di aver trafugato, nascosto, riutilizzato circa 30 milioni
di euro di soldi destinati al partito per affari privati. Il
Partito Democratico si trova sotto il tiro incrociato
dell'antipolitica e dei grillini crescenti e pronti a rubare
voti.
La vulgata popolare oggi è poco garantista, anzi oggi come oggi va
di moda la forca, la condanna anticipata, il processo mediatico. Il
Pd non vuole sottrarsi a tutto ciò, sarebbe una mossa troppo
avventata. E i Radicali ci stanno dentro con due piedi. Nonostante
Lusi non sia riconducibile in alcun modo al multiforme partito del
segretario Staderini, da Largo Argentina le direttive della Bonino
sono state chiare. Troppo facile sarebbe chiedersi lo stato d'animo
del liberalissimo Pannella.
Chissà cosa pensa l'ottantaduenne fondatore della rosa sullo
spinoso caso Lusi, dopo scioperi della fame ed altre azioni
clamorose sul garantismo fatte in cinque decenni di politica
attiva. Molto probabilmente avrà perso la pazienza ed infatti non
risultano sue dichiarazioni sul caso. Rimane però il senso di
spiazzamento di fronte alla resa gratuita dei Radicali:
evidentemente la vulgata di cui sopra e la già citata avanzata del
Movimento 5 Stelle, che va a calpestare anche il campo
tradizionalmente radicale, aggiornandolo ed elevandolo a nuove
forme politiche, sono elementi che fanno paura e pongono i partiti
(tutti, nessuno escluso) di fronte a scelte che prima non avrebbero
fatto: anche il Pdl, di fronte al caso Lusi, si sta dimostrando
iper-garantista, andando oltre all'appartenenza politica
dell'indagato: non si vota "si" o "no" dopo aver verificato la
provenienza del parlamentare, si vota "si" e basta, perché i rumors
degli elettorati lo impongono.
Due anni fa non sarebbe stato così. Il caso Lusi, a prescindere
dalla sua conclusione, ci dice che siamo di fronte ad un momento
politico storico, perché cambia (almeno) la storia dei
comportamenti estetici dei partiti. Ma non chiamatela ancora
rivoluzione.





















