
Sacconi: “Più tutele e più assunzioni”
Detto fatto. In soli due mesi la Spagna ha varato la propria riforma del mercato del lavoro. Discutibile e migliorabile, sicuramente, ma il governo del "leader stanco", il popolare Mariano Rajoy, è riuscito laddove gli esecutivi italiani hanno sempre fallito. Un terreno su cui anche il governo tecnico sembra prendersela con calma. "Una settimana in più o in meno non costituisce un problema", osserva l'ex ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.
Ma discussione si sta prolungando. Come è possibile che
la Spagna di Rajoy, un leader poco carismatico, a due mesi dalle
elezioni abbia portato a casa la propria riforma?
E' piuttosto determinante la qualità della proposta di
riforma e la strumentazione normativa che la dovrà veicolare in
tempi rapidi. Un disegno di legge ordinario, ad esempio, renderebbe
ragionevolmente impraticabili le riforme nelle condizioni date. Il
nuovo governo spagnolo ha deliberato con tempestività ed efficacia
in quanto recentemente legittimato dal voto degli elettori e
sollecitato dalle istituzioni sovranazionali e dai mercati
finanziari.
Ad ogni modo la trattativa è entrata nel vivo. E'
possibile arrivare ad un'intesa che soddisfi anche i
sindacati?
Il governo ha avviato un intenso dialogo con le parti
sociali che non si concluderà necessariamente con una intesa
formale. Appare peraltro utile la ricerca di un comun denominatore
tra loro stesse, e tra queste ed il governo. Il dialogo in ogni
caso è mezzo e non fine, ancor più in un tempo nel quale si impone
una accelerazione dei processi riformatori.
Una riforma del genere non sarebbe stata più efficace se
fatta da un governo politico, che non avrebbe dovuto
necessariamente sottostare a pressioni così difformi?
L'Italia deve decidere qui ed ora anche in materia di
lavoro, confidando che nella larga coalizione che sostiene il
governo non emerga una irriducibile contrarietà alla riforma del
lavoro.
Quali consigli darebbe al ministro Fornero, sia
metodologicamente che a livello di contenuti?
Consiglio il governo di assumere quanto prima decisioni
dedicate tanto al rafforzamento delle tutele dei lavoratori quanto
all'incremento della propensione ad assumere da parte delle imprese
sulla base di una regolazione "europea" della risoluzione del
rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Appare possibile
allargare ai settori esclusi l'assicurazione obbligatoria per
gli ammortizzatori sociali, incentivare forme complementari su base
volontaria, collegare più efficacemente il sostegno al reddito con
i servizi al lavoro (a cura delle Regioni e dei datori di lavoro),
rafforzare la qualità della formazione privilegiando gli ambienti
lavorativi, diffondere il contratto di apprendistato nei termini
della recente riforma.
E per quanto riguarda l'articolo 18?
Quanto all'articolo 18 dello Statuto del lavoratori, esso
deve continuare ad operare per i licenziamenti discriminatori,
mentre negli altri casi si tratta di individuare indennizzi
adeguati e proporzionati all'anzianità del lavoratore.





















