
Marchetta libera sotto la Mole
Saranno le marchette a salvare i bilanci di Torino. Altro che Ici, Imu, tasse di soggiorno o Ztl ambientali: ci penseranno le doppie, i quarti e le mezz'ore con le ragazze di "Madama Gina" a rimpinguare le casse esangui del Palazzo di Città. Ne è sicura la Lega, che propone di riaprire le case chiuse in città. Ieri l'altro, infatti, il consiglio comunale ha approvato l'ordine del giorno presentato dal Carroccio che impegna il Comune ad attivarsi nei confronti del Governo per regolamentare l'esercizio della prostituzione lontano dalla strada. La notizia ha del clamoroso. Non solo perché l'ordine del giorno è passato anche grazie ai voti della maggioranza di centrosinistra guidata dallo ieratico Piero Fassino. Ma anche perché quello di Torino potrebbe rivelarsi un precedente importante, in grado di portare la revisione della Legge Merlin nell'agenda del governo. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Ricca, 26 anni, capogruppo della Lega Nord in Sala Rossa, firmatario dell'odg per regolarizzare le lucciole all'ombra della Mole.
Davvero volete riaprire le case di appuntamento?
La nostra proposta originale era proprio quella: riaprire
le case di tolleranza, utilizzando poi gli introiti come risorsa
aggiuntiva per il territorio. Trattandosi però di un tema di
competenza nazionale, come Comune di Torino si poteva fare poco.
Così ne abbiamo discusso in commissione per tre mesi. Ne è nato un
odg che invita la città a sostenere le proposte di legge
giacenti alla Camera e al Senato, e iniziare a trattare seriamente
l'argomento.
Ma perché?
Con le case tolleranza ci sarebbe più sicurezza per le
donne, o gli uomini, che vi lavorino. Ma ci sarebbe anche più
tutela sotto l'aspetto sanitario, e, non da ultimo, fiscale e
previdenziale: chi opera in questo settore potrebbe ad esempio
maturare il diritto ad una pensione.
Qual è stata la risposta del Consiglio?
22 voti favorevoli e nessun contrario. Soltanto nove
astensioni espresse dall'area cattolica del Pd. Anche
all'interno del nostro stesso gruppo avevamo comunque invitato
tutti a votare secondo coscienza, in assoluta libertà.
Un consenso ampio, quindi.
Il fatto che un odg come questo, per giunta presentato
dalla Lega, sia passato proprio a Torino, città da sempre governata
dal centrosinistra, è sicuramente un dato eclatante. Ma vuol dire
soprattutto che sul tema esiste una condivisione forte.
Insomma, non si tratta di una semplice provocazione.
Fate proprio sul serio.
Assolutamente. Il dibattito in commissione è stato molto
ampio e, com'era prevedibile, anche abbastanza "frizzante". I
radicali ad esempio hanno espresso posizioni molto più aperte, noi
siamo invece per l'adozione del modello svizzero, che ci sembra sia
il migliore.
Quale modello svizzero, scusi?
Sì, in Svizzera esistono zone "ad hoc", lontane dai
centri abitanti, o comunque dai luoghi di culto e dalle scuole. In
luoghi così sarebbe possibile non solo il controllo sanitario, ma
anche un serio contrasto allo sfruttamento e alla riduzione in
schiavitù. Il punto è semplice: con le case di tolleranza si
elimina il "mercato clandestino", si tagliano le gambe al lavoro
sporco delle mafie che lucrano alle spalle di questi traffici.
Il prossimo passo che intendete fare?
Innanzitutto abbiamo mandato un segnale molto forte su un
problema, quello del degrado legato all'esercizio della
prostituzione in strada, molto sentito a Torino. Non solo nelle
periferie, ma anche nelle zone più centrali. Ora ci attiveremo
attraverso il nostro gruppo alla Camera e al Senato per cercare di
far sì che questo grande risultato non cada nel vuoto.
E come?
Una proposta di legge nazionale già c'è. È quella presentata nel
2008 dalla nostra Carolina Lussana (vicecapogruppo del Carroccio
alla Camera, ndr). Ma anche su questo passaggio saremo apertissimi
al dibattito. Purché sia serio e costruttivo com'è stato qui a
Torino.
E pensare che proprio nella capitale sabauda, da quel lontano 20 settembre 1958 in cui la legge Merlin (dal nome della senatrice socialista che ne fu la proponente) entrò in vigore, il Senato della Goliardia Piemontese celebra ogni anno l'infausta ricorrenza con un'irriverente appuntamento conviviale aperto agli studenti universitari. Del resto, proprio loro un tempo erano tra i principali frequentatori di quei particolarissimi luoghi di intrattenimento. E adesso? "Era tempo che la storica 'Cena Merlin' potesse finalmente celebrarsi in luoghi più congeniali di una semplice piòla (osteria in piemontese, ndr)", commenta il Segretario, Manolus II Venerabilis, che rivendica per la Goliardia la primogenitura della protesta. "Caduta questa ragione di protesta, vinta questa battaglia storica - annuncia tronfio Manolus II - provvederemo a consolidare la nostra fama di "Bastian Contrari" battendoci su nuove grandi tematiche". Quali, di grazia? "Prima tra tutte, l'abolizione degli inaccettabili Accordi di Plombières". Chissà che i goliardi non la spuntino anche stavolta, sull'onda del ritrovato amor patrio in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia.





















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