
Monti decida chi vuole essere
Che si consideri un errore, una farsa, o tragicomica la
ricandidatura di Berlusconi, non si possono ignorare fondamentali
leggi della politica che varrebbero per chiunque al suo posto. Sul
serio: come si può pensare di far accettare a un leader come
Berlusconi quello che sta subendo senza che reagisca?
A nessuno - tanto meno a uno come Berlusconi - si può chiedere di
subire una "Piazzale Loreto". Chi ne ha il coraggio e la forza vada
a prenderlo e lo appenda a testa in giù, ma non si appenderà da
solo. Perché a questo equivale chiedere a Berlusconi di accettare
una legge elettorale che liquida il Pdl e il bipolarismo (e, tra
l'altro, peggiore del porcellum); di lasciare che la sua classe
dirigente per riciclarsi svenda la sua eredità politica, quale che
sia, ad un non meglio definito "centrismo montiano"; di continuare
a sostenere un governo che lancia la volata al centrosinistra, che
si prepara, a pochi mesi dal voto, a varare un decreto "ad
personam" per non farlo candidare, e i cui ministri usano la
propria carica come trampolino di lancio in politica. E tutto
questo senza alcuna prospettiva di un nuovo centrodestra, nemmeno
della cosiddetta "unità dei moderati"? Guardiamoci negli occhi,
caro Monti, cari amici di sinistra: era realistico pensare che la
tenuta del governo non ne avrebbe risentito?
Semplificando al massimo, la scelta del Pdl è se morire
berlusconiano o morire democristiano, seppellendo un'idea di
centrodestra mai nata. In un senso o nell'altro si tratta sempre di
morire, questa non è una scelta, si può scegliere solo il "come".
Dal "come", però, dipendono molte cose future. La questione non è
Berlusconi sì o no - lo è per coloro cui è utile, anzi
indispensabile l'equivoco Berlusconi per giustificare la propria
funzione politica - ma è la prospettiva: e quelle che vedo in giro
sono solo tante "stampelle centriste", neppure capaci di unità tra
di loro e di una proposta programmatica chiara, altro che un nuovo
centrodestra "normale", europeo, alternativo alla sinistra.
La "proposta montiana" (semplifichiamo: Montezemolo, Casini e i
"montiani" del Pdl) si pone già oggi come «appendice diniana», si
accontenta di un ruolo di argine, per «riequilibrare a destra una
sinistra sbilanciata a sinistra». Non si pone come nuova offerta
politica di centrodestra (per superare Berlusconi, magari!), ma
come "stampella centrista" di un Monti-bis: non potrebbe essere
altrimenti, perché sostenendo Monti - e dal momento che Monti non
si schiera come alternativo alla sinistra e, anzi, resta super
partes - non potrebbe mai escludere l'eventualità, piuttosto
probabile, di trovarsi in una coalizione sì con Monti di nuovo
premier, ma che avrebbe per forza di cose (visti i numeri) come
azionista di maggioranza il Pd di Bersani.
E una simile coalizione politica, nonostante il "top player"
Monti, potrebbe fare solo del male all'Italia. Ora, a molti del Pdl
questa prospettiva può piacere, perché ci tengono alla loro
carriera e capiscono che tutto ciò che restasse a destra verrebbe
isolato, e anche perché comunque - intento più che dignitoso - si
andrebbe a rafforzare il ruolo di Monti come argine alla sinistra.
Non ci si può stupire però che la cosa non piaccia a Berlusconi e a
molti la cui idea di centrodestra era diversa e ben impiantata in
una logica bipolare e "fusionista". Per non parlare del fatto che
la "proposta montiana" senza un Monti chiaramente alternativo alla
sinistra non è elettoralmente attraente: l'elettorato di
centrodestra ha già dimostrato di non seguirla e si dividerà tra
astensionismo e ridotta berlusconiana.
Il che indebolisce la prospettiva di un Monti-bis, perché con una
doppia, forte legittimazione di Bersani (primarie e politiche), il
centro "montiano" che non arriva al 10% e un centrodestra
frammentato, e radicalizzato da Berlusconi, sarebbe difficile
spiegare a Bersani che deve restare in panchina. Per sostituirsi
allo schieramento berlusconiano quello "montiano" deve candidarsi
senza ambiguità in alternativa al centrosinistra. Ma anche ammesso
che lo facesse (e non mi pare questa l'intenzione di Casini e
Montezemolo, che si allea con le Acli scaricando Giannino), se
Monti resta super partes l'operazione non sarà credibile agli occhi
degli elettori di centrodestra.
Quindi, o Monti si sveglia e si impegna - con chi ci sta - a
guidare un centrodestra moderno, europeo, liberale (evviva!), o ci
becchiamo lo spettacolo che stiamo vedendo. Insomma, Monti vuol
essere Ciampi, Dini o De Gasperi: questo sarà pure legittimo
chiedere di saperlo prima di votare, o no?





















