
Capitani coraggiosi
È un dato di fatto: sulla formazione del personale nautico italiano siamo in alto mare. Ed è paradossale perché, di contro, i marittimi italiani oggi godono di altissima considerazione internazionale. Ad accendere i riflettori sulla realtà della marina mercantile italiana, prima di allora ignorata dai più, è stato il recente naufragio della Costa Concordia. Al di là delle effettive responsabilità personali, ancora tutte da accertare, la pessima figura rimediata dal comandante Schettino ha gettato un'ombra pesante sul prestigio della marineria italiana. Una realtà che ha invece molto da raccontare, nonostante le difficoltà in cui si trova ad operare oggi. Notapolitica ne ha parlato con l'Ufficiale di navigazione Mauro Marino, presidente nazionale del Sindacato dei Marittimi. Con lui abbiamo fatto il punto della situazione, cercando di capire cosa significa oggi guadagnarsi la vita andando per mare. E soprattutto quali sono le prospettive per il futuro di un settore importantissimo per l'economia nazionale. Già, perché secondo i dati Ipsema, (l'istituto di previdenza per i lavoratori marittimi, confluito da qualche tempo nell'Inail) sono circa centomila gli addetti italiani al settore marittimo, impiegati presso circa seimila imprese marittime: dalle navi passeggeri a quelle da carico, passando per rimorchiatori, naviglio ausiliario, imbarcazioni da diporto e pescherecci, la maggior parte con contratti a tempo determinato.
Presidente Marino, qual è l'iter per diventare
comandante di una nave mercantile?
Diciamo che in Italia non si è organizzato un iter unico,
un percorso standardizzato, attraverso magari la costituzione di un
centro di eccellenza di formazione. Esiste invece una rete di vari
percorsi che sicuramente mostrano profonde lacune. L'iter naturale
rimane conseguire un diploma di indirizzo nautico: fino alla
riforma Gelmini esisteva la scuola storica dell'Istituto Tecnico
Nautico, oggi sostituita dall'Istituto Tecnico Trasporti e
logistica. Conseguito il diploma, ci si può imbarcare come allievi
ufficiali, e trascorsi 12 mesi d'imbarco (fino al 2007 ne erano
richiesti minimo 18) con questa qualifica si può sostenere un
esame presso le Direzioni Marittime per acquisire la qualifica di
ufficiale, e accedere alla carriera in mare. Chiaramente, una volta
divenuti ufficiali ci sono altri requisiti da conseguire per poter
sostenere l'ultimo esame che consente di arrivare al comando delle
navi. Purtroppo in Italia, dal 2007, si sono prese decisioni
assurde, colpendo fortemente la nostra scuola nautica e rendendo
troppo facile l'accesso a questo mestiere a chi proviene da
percorsi di studi non nautici. Per chi non ha un diploma di
indirizzo nautico, ad esempio, esistono corsi di allineamento di
500 ore, che permettono poi l'imbarco da allievo, anche se con
limitazioni di carriera per il personale di coperta, che non può
arrivare al comando di tutte le navi, ma nessuna limitazione per il
personale di macchina.
Esistono scuole o accademie per la formazione del
personale marittimo in Italia?
Il Sindacato
dei Marittimi ha proposto la costituzione della prima accademia
europea della marina mercantile, come quella che negli Stati
Uniti esiste già dal '46. La nostra proposta è stata molto
apprezzata a livello europeo, tanto che ci chiamarono a presentare
il progetto presso la Commissione Europea, ma ha trovato grossi
ostacoli nel nostro Paese. In Italia attualmente esiste l'Accademia
del Mare, a Genova, che però in realtà è un semplice corso
post-diploma. Mentre da noi, in Italia e in Europa, si perde tempo,
nei paesi emergenti il percorso scelto per la formazione dei
marittimi è quello della laurea, e questo renderà i nostri giovani
poco competitivi nel prossimo futuro.
Sono sempre meno i comandanti italiani, e, di contro,
sempre di più le compagnie di navigazione che prediligono personale
straniero. Perché?
I giovani europei non sono più attratti dalla carriera in mare per
tantissimi motivi. Sacrifici personali e famigliari non
riconosciuti, nessuna sicurezza lavorativa (il precariato a vita),
quasi zero mobilità verso altri settori lavorativi. In più, non
essendo neanche considerata dalla legge un lavoro usurante, questa
carriera è una sorta di condanna a navigare fino alla pensione. Gli
Stati e gli armatori cercano di attirare nuovi marittimi garantendo
loro denaro e carriere veloci, il che rappresenta un danno enorme,
sia per il sistema lavoro che per la sicurezza. A questo si
aggiunga la tendenza armatoriale ad aumentare profitti risparmiando
sul costo del lavoro, preferendo manodopera a basso costo. È un
insieme di argomenti che fanno si che la tradizione marinara
italiana ed europea stia perdendo il suo valore, la sua importanza
storica.
Cosa si fa in Italia per la formazione delle nuove leve.
E cosa si dovrebbe fare?
Come ho già detto, quanto fatto dal 2007 in poi è stato
un errore. Se si vogliono riportare i giovani in mare, si deve
offrire loro un percorso formativo standard, che li renda altamente
competitivi a livello internazionale. Cosa fare? Non gettare fondi
in tanti piccoli progetti di formazione, ma costituire una vera
Accademia della Marina Mercantile. Se negli USA seguono questa
strada dal 1946, e ogni anno investono nel migliorarla, un motivo
ci sarà. In Italia si è fatto poco e male per risolvere il problema
delle poche "vocazioni" verso una carriera così particolare. Non si
è fatto nulla per dare prestigio alla carriera del marittimo.
Difficilmente un giovane sceglie un lavoro che lo condannerà ad
essere un precario a vita. Un lavoro, lo sì è detto, neppure
riconosciuto come usurante. E poiché il percorso formativo attuale
non offre alcuna possibilità di sbocco verso altri settori
professionali, è chiaro che pochi intraprendono la carriera di
marittimo. Si figuri poi con la nuova riforma delle pensioni cosa
vuol dire oggi andare per mare. Prendiamo invece un collega
americano che esce dall'accademia. Dopo aver navigato per anni,
magari arrivando al comando, può passare ad incarichi a terra non
solo nelle compagnie di navigazione, ma anche in compagnie di
assicurazioni, istituzioni e via dicendo. Da noi dove vai?
Pochissimi fortunati, magari, riescono ad avere un posticino nella
compagnia. Ma la maggioranza rimane a bordo fino alla pensione.
Italiani, popolo di navigatori di santi e di poeti. È
ancora così? Come è considerato il livello di professionalità del
personale italiano nel settore marittimo?
A livello di professionalità il marittimo italiano è
ancora considerato uno dei migliori al mondo. Non a caso anche
grandissime compagnie straniere impiegano italiani. Pensi che
all'Accademia della marina mercantile USA insegnano ancora oggi la
manovra e la storia del comandante Piero Calamai (lo storico
comandante del transatlantico italiano Andrea Doria, ndr). In
Italia pochi sanno chi realmente sia stato e quale sia stata la
vera storia. Il problema è che il mondo va avanti e non si può
vivere sugli allori e sulle glorie del passato. La formazione deve
essere aggiornata, si devono rendere i nostri giovani competitivi.
Italiani popolo di navigatori, santi e poeti? Abbiamo perso tutte e
tre queste caratteristiche, quando invece avremmo il dovere di
tutelare e rilanciare il nostro nome nel mondo.





















