
Una bionda a rischio
Era il lontano 12 febbraio 1924 quando Antonio Gramsci fondava
L'Unità, organo ufficiale dell'allora Partito Comunista Italiano.
Era il 28 maggio 2008 quando Walter Veltroni, all'epoca segretario
del Pd, chiosava: "In un mondo di giornali che fanno prediche
femministe ma hanno ai vertici pochissime donne, mi piacerebbe
proseguire la rivoluzione portando una donna alla direzione
dell'Unità". Detto, fatto. Tre mesi dopo Concita De Gregorio
avrebbe fatto capolino nella redazione di via Francesco Benaglia, a
Roma. Gennaio 2011, i dati di Ads registrano un netto calo per il
quotidiano ex Pci: solo 43.900 copie diffuse e un meno 17,3%
rispetto allo stesso mese del 2010. Senza contare i lettori persi
con l'avvento del Fatto Quotidiano diretto da quell'Antonio
Padellaro che di Concita fu il predecessore.
Numeri e coincidenze che hanno fatto suonare qualche campanello
d'allarme. Basterà un segno meno alle vendite a giustificare il
cambio del direttore? No, se, nel caso dell'Unità, parliamo di un
giornale legato al partito, circostanza che tira in ballo una linea
editoriale in continua via di verifica da parte dell'establishment
democratico. Nelle ultime ore però, siti internet e qualche
cartaceo (Il Giornale su tutti) giurano che la sedia della
biondissima Concita starebbe traballando sempre più. Eppure lei,
donna in carriera e madre di quattro figli, aveva dato una bella
svecchiata al giornale, riducendone il formato e affidandosi alla
graffiante campagna pubblicitaria di Oliviero Toscani.
"Mini, indipendente, generosa", una ragazza di spalle con minigonna
e copia dell'Unità infilata nella tasca posteriore: emblema del
nuovo corso femminile firmato De Gregorio.
E allora, che succede? Il calo di vendite degli ultimi anni, unito
ad una linea non esattamente gradita a Pier Luigi Bersani, potrebbe
presto far registrare il cambio della guardia ai vertici del
quotidiano che, nella sua storia, ha conosciuto trenta direttori e
svariate rivoluzioni. Ospite fisso dei salotti tv, recentemente
apparsa in grande spolvero al festival del giornalismo di
Perugia, Concita deve fare i conti con un avvicendamento che,
secondo diverse fonti, ha già nome e cognome. Claudio Sardo, per
dirne uno, cronista in forza al Messaggero e autore di un
libro-intervista a Bersani.
Accerchiata dalle voci di addio (Dagospia si unisce al coro), l'ex
firma di Repubblica tira dritto e cura il suo blog,
seppur con quel fastidioso ronzio de Il Giornale che non ha mai
mostrato particolare simpatia nei suoi riguardi. In settimana lo
stesso foglio berlusconiano le ha dedicato un titolo al vetriolo
("Concita fa la maestrina ma ha 176 milioni di
debiti") beccandosi la risposta dell'editore, Nuova Iniziativa
Editoriale di Renato Soru, che ha fatto quadrato intorno alla
direttora smentendo "la bufala" di Sallusti &
company. Ora resta un dilemma: i necrologi di questi giorni le
allungheranno la vita?





















