Usa, la scelta Suprema
La nomina di un giudice alla Corte Suprema è un passaggio chiave di ogni Amministrazione statunitense. Il massimo tribunale americano ha il potere di revisione sull'intera legislazione federale e statale, e grazie al principio dello stare decisis, cardine del sistema di common law statunitense, le sue decisioni hanno un valore così significativo da cambiare norme e costumi sociali. Obama ha scelto il magistrato federale Sonia Sotomayor, e attualmente l'opinione pubblica americana sembra apprezzare l'arrivo alla Corte Suprema del primo giudice di etnia ispanica.
Gallup rileva un indice di apprezzamento superiore a quello di Alito ma inferiore a quello di Roberts, le due nomine di George W Bush, e solo Rasmussen Reports ha registrato una significativa polarizzazione dell'elettorato sul nome della Sotomayor, anche a causa dello screening dei "likely voters" con il quale Scott Rasmussen stratifica il suo campione. Alcune dichiarazioni della Sotomayor riferite in un discorso del 2001, nel quale l'allora giudice di Corte D'Appello rimarcava i differenti sentimenti provati da donne di diversa etnia, hanno infiammato l'agorà politico statunitense, tanto da generare accuse di razzismo da parte di esponenti repubblicani quali Newt Gingrich, ex Speaker della Camera e leader della Republican Revolution del '94, e Tom Tancredo.
Il presidente ha però soffiato subito sul fuoco della polemica, e l'intervento per calmierare gli animi sembra essere riuscito. Obama, ancora in luna di miele con gli americani, non vuole ripetere i passi falsi che hanno talvolta contraddistinto la selezione dei componenti della Corte Suprema. Nel recente passato George W Bush scelse un suo amico avvocato, Harrett Myers, per sostituire Sandra Day O'Connor e la rivolta dell'elettorato conservatore portò al ritiro del legale texano. A Reagan fu impedita la nomina del primo giudice ebreo da parte di un presidente repubblicano, perché Douglas Ginsburg ammise di aver fumato la marijuana, mentre al conservatore Bork il Senato, allora in mano democratica e con un discreto numero di moderati nel Gop, dichiarò una guerra così virulenta da entrare nel lessico della politica americana come sinonimo di character assasination. I democratici non riuscirono ad impedire l'arrivo di Clarence Thomas alla Corte, ma la polemica sulle sue presunte molestie sessuali lasciò ferite mai rimarginate.
Sonia Sotomayor non sembra andare incontro ad un simile destino: il Senato le chiederà conto di alcune sentenze scabrose, ma il gruppo repubblicano, in netta minoranza, non sembra intenzionato a "borkizzare" il primo magistrato ispanico, con il rischio di mettere a repentaglio il legame, ancora travagliato, con la minoranza etnica demograficamente più consistente e potenzialmente più sensibile al richiamo dei valori religiosi tipici del Gop. Durante il suo mandato di giudice di Corte d'Appello, la Sotomayor ha preso decisioni politicamente rilevanti, e ne emerge un profilo progressista di orientamento moderato, anche se il settimanale liberal "The New Republic" ha pesantemente criticato il carattere astioso del magistrato di origine portoricana.
La scelta del presidente non altererà l'equilibrio ideologico della Corte, attualmente divisa in un blocco conservatore guidato dal Chief Justice Robers e guidato da Scalia, fronteggiato da un'unione di quattro giudici moderati/progressisti, con il giudice Anthony Kennedy nel mezzo, unico swing vote in grado di decidere i casi più spinosi. Sotomayor sostituirà David Souter, un magistrato di formazione politica repubblicana, che durante il suo mandato ha però sposato il judicial restraint enucleato da Felix Frankfurter dopo gli sconquassi provocati dalla sfida di Roosevelt al conservatorismo economico dei Four Horsemen fedeli alla Lochner Court. Questa dottrina giurisprudenziale prevede una sostanziale deferenza della Corte rispetto ai poteri elettivi federali, e una linea di continuità con i leading cases ormai cristallizzati nell'ordine costituzionale americano.
Il giudice Souter, legato al Rockfeller republicanism del New England ormai scomparso, ha seguito questa filosofia, così allontanandosi dai suoi colleghi di nomina repubblicana, Rehnquist, Scalia e Thomas, propensi a superare le sentenze progressiste, ispirate dalla teoria della Costituzione come testo vivente, introdotte dalla Warren Court e confermate dalla più moderata Corte guidata da Warren Burger. Souter nel 1992 fu decisivo per non bocciare Roe v. Wade, la decisione che legalizzò l'aborto individuando un diritto all'interruzione della gravidanza protetto dalla Costituzione e basato sull'intangibile privacy delle persone. Sotomayor si inserirà in questo contesto con un approccio similare a quello di Souter, per quanto la provenienza ideologica sia diversa. Obama ha sempre sottolineato nei suoi discorsi come un giudice debba avere l'empatia per comprendere i sentimenti delle persone coinvolte nel caso in analisi, in questo riecheggiando la giurisprudenza progressista favorevole alle minoranze e alle fasce più deboli della società.
Il presidente ha però più volte ripetuto di non ritenere più adatto il liberalism a là Douglas o Brennan, giudici che miravano ad espandere le tutele sociali ampliando il significato della Clausola di Uguale Protezione contenuta nel XIV emendamento. I giudici nominati da Clinton, gli ebrei Breyer e Ginszburg, hanno abbandonato la visione espansiva dell'Equal Protection Clause, così allineandosi alla moderazione giurisprudenziale guidata dal principale avversario del blocco conservatore, il novantenne John Paul Stevens, e sostanzialmente cancellando l'attivismo liberal delle Corti federali che tanto incendiò la Middle America negli anni '60 e '70.
