La vittoria di Deb è la sconfitta del Pd

Un successo personale senza precedenti per un candidato friulano nel collegio del nordest. Un'esposizione mediatica superiore anche a quella del leader del suo partito. Una capacità di rivitalizzare, in poco meno di due mesi, un movimento dato per morto. Eppure la vittoria di Debora Serracchiani è lo specchio evidente della crisi profonda del Partito Democratico.

Innanzitutto perché trattasi di veltroniana convertita sulla via di Strasburgo, e già questo basterebbe a farci capire quanto difficile sarà la convivenza con i vertici del Partito Democratico. Poi c'è il dato delle preferenze personali ottenute, che va letto da una prospettiva molto locale. Non l'ha appoggiata nessuno, questa ragazza abituata a fare da sé.

Non l'ha appoggiata il Sindaco di Udine, Furio Honsell, che oggi rivendicava in capo alla sua amministrazione ogni merito circa il successo dell'udinese Deb. Non l'hanno appoggiata i giovani del partito, che prima l'hanno rinnegata, poi hanno scelto di puntare su altri candidati. Non l'hanno appoggiata i suoi colleghi del nordest, che puntavano tutto sul trio Caronna - Prodi - Berlinguer. L'hanno appoggiata così poco e così male che le hanno preferito, come capolista, un grigio signore dal cognome importante ma senza, oggettivamente, grossi meriti e grossi legami con il nordest.

Eppure Debora ce l'ha fatta con un risultato che assomiglia molto a un record con cui tutti dovranno confrontarsi. Non ha vinto, però, perché rappresenta il Pd ma ha vinto, semmai, perché se ne è distanziata. Contesta,con evidente veemenza, l'idea di un partito riformista e non antiberlusconiano lasciandosi andare ad invettive contro il premier ogniqualvolta le si presenta l'occasione. Strizza l'occhio all'elettorato dipietrista e forse sta molto più a sinistra di quanto la sua faccia pulita lasci pensare. E, cosa più importante, vince non perché crede in questo progetto di un partito a vocazione maggioritaria ma perché critica con forza la sua classe dirigente, quasi fosse scettica su modi, contenuti e tempi della fusione a freddo Ds-Margherita.

Ha parlato a lungo dell'importanza per i circoli di esprimere candidati provenienti dal territorio ma la sua è stata, nei fatti, una campagna ancor più mediatica di quella del Presidente del Consiglio, con le ospitate nelle tv nazionali che hanno superato di gran lunga gli endorsements dei presidenti di sezione.

Debora batte Silvio, almeno in Friuli Venezia Giulia. E lo fa con la disinvoltura di chi non sa (o sa benissimo) che quello che tratteggia nei suoi ragionamenti è l'esatto contrario dell'approdo ideale (e maggioritario) del Partito Democratico nelle cui fila milita. Passasse la linea-Serracchiani la sinistra italiana farebbe un ulteriore passo verso l'Unione prodiana e l'antiberlusconismo a tutti i costi e perderebbe, forse per sempre, l'opportunità di dare vita ad una socialdemocrazia vera.

martedì 9 giugno 2009 Simone Bressan

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