Concita, la penna amica
Concita De Gregorio continua leggiadra, retino in mano, a cacciar farfalle. Ma ultimamente le va male. Scrive la direttora de l'Unità ("Le farfalle non volano più"): "La procuratrice legale arriva all'appuntamento insieme a un'amica straniera, est europeo. Bar, tavolini all'aperto. I clienti si voltano tutti e ammutoliscono. Il traffico rallenta, dai finestrini delle auto fischiano. Hanno fretta, pochi minuti: devono andare in palestra e poi dal parrucchiere, stasera c'è una festa forse - non è detto ma forse - passa anche Lui".
Lui è, naturalmente, Silvio Berlusconi. La procuratrice legale è una donna che alla De Gregorio ha svelato il mistero dei gioielli a forma di farfalline che il Cavaliere regala alle ragazze che allietano i festini organizzati nelle diverse sue residenze. I clienti del bar si girano ammutoliti e gli automobilisti fischiano perché hanno visto Concita; anche se lei, modesta, lascia intendere che siano la quasi avvocato e la sua amica dell'est a provocare l'esplosione di testosterone. Consumato il pathos dell'attacco, si entra nel vivo: dopo il racconto sulle farfalline, silenzio. Perché, spiega a Concita l'aspirante avvocatessa, "«Ci hanno vietato di parlare coi giornalisti». Certo. Hanno paura. «Non ci conviene».
È ovvio. Nelle ultime settimane al posto della candidatura hanno avuto la prima un posto fisso in un'importante azienda pubblica, l'altra (la straniera) un Centro benessere, una Spa nel pieno centro di Roma tutta per sé. Nessun problema con gli affitti e con le spese, ci pensa Papi. Mostrano la carta di credito, ridono. Sono state insieme al centro di Formazione politica, avevano avuto la promessa della candidatura poi ha parlato Veronica e niente". Poi l'avvenente e anonima testimone delude di nuovo Concita. Che continua: "Frequentano palazzo Grazioli e villa La Certosa. «Sì Noemi l'abbiamo vista qualche volta. Non era tra le sue più intime»".
Ahia, che ne dirà D'Avanzo? E ancora, l'"Apicella Gate": "«Certo che abbiamo volato sul suo aereo. Quello grande, sì. Perché?». Raccontano della teca di vetro delle farfalle, in villa, quella dove Lui mette le larve poi aspetta che si schiudano. Del parco delle orchidee dove le farfalle volano. Delle ragazze-farfalla. Telefona la mamma, accento del Sud. «Torno tardi». Mamma sa? «Certo, è venuta a stare a Roma con me nella casa nuova». E stasera alla festa come andate? «Ci viene a prendere l'autista». Ora devono andare. «Comunque ci hanno detto di non parlare almeno fin dopo le elezioni». Come Kakà. Silenzio fino a lunedì: l'Italia trattiene il respiro. Loro meno. Domenica vanno al bagno turco".
Fine dell'articolo (e lasciamo stare la battuta facile facile su Concita e Kakà). Ricapitoliamo. C'è questa bella ragazza che ha deciso di partecipare alle feste di Berlusconi, cui la porta un autista, chissà quanto divertendosi, chissà quanto facendo divertire. Ne ricava in cambio un monile a forma di farfallina e un posto a tempo indeterminato in un'importante azienda pubblica. Dopodiché va raccontare tutto al direttore di un quotidiano tra i più ostili al premier, così, gratis (ci mancherebbe: nemmeno Repubblica paga le interviste) in modo che la De Gregorio ci scriva dei bei pezzi facendola passare per una deficiente e una degenerata. Oltre a farle rischiare di finire al centro di uno scandalo perché, avendo offerto la fortuna su cui siede, è stata ricompensata con un lavoro nello Stato. Credibile che sia scema fino a tal punto? Faccia il lettore.
Ci viene in mente un'ulteriore riflessione. L'Italia era, per fortuna, un Paese assai secolarizzato e godereccio: se non nelle leggi, almeno nei comportamenti individuali. Poi un giorno ci siamo svegliati e ci siamo accorti che c'erano le europee e le amministrative. Il giorno dopo, ci siamo svegliati e ci siamo accorti che nelle proprietà di Silvio c'è Sodoma (oddio, questa forse non tanto) e Gomorra. Veline lascive e primi ministri cechi ma ben dotati. E siccome in questo Paese siamo tutti mariti perfetti, mogli devote, genitori irreprensibili, fidanzati monogami: che schifo, dagli all'immorale. Tipo beghine di paese che mai ci si sarebbe aspettati di vedere all'opera su certi giornali. E pretendiamo di guardare le foto di villa Certosa, se no è censura (lo dice sempre l'Unità). Com'è noto, è un diritto inalienabile godersi immagini scattate dentro casa della gente col teleobiettivo. Come non è un diritto? Fatevelo spiegare da Concita, la retroscenista amica
