Fiat, il mistero del Bond
L'amministratore delegato di FIAT, Sergio Marchionne, ha dichiarato che un bond FIAT a questi tassi sarebbe "un affare per tutti". Che fine ha fatto , allora, il bond da 500 milioni che l'azienda di Torino si preparava a collocare già due settimane fa settimane ed il cui lancio era previsto per il giorno prima l'intervista di Marchionne? Pare che FIAT si sia tirata indietro, almeno per il momento e si sia rifiutata di portare avanti l'emissione. La stampa finanziaria e' stata prodiga di indiscrezioni : il bond avrebbe dovuto essere di scadenza triennale e dell'ammontare di un miliardo di euro.
La scadenza sembrava quella ideale per venire incontro alle necessità degli investitori istituzionali, anche se le dimensioni sono subito parse eccessive. Corrispondono, infatti, all'intero fabbisogno finanziario di FIAT per un anno ed è difficile che una societa' con rating speculativo e bilanci incerti possa prendere una strada simile. FIAT era orientata ad emettere per non più di mezzo miliardo, un taglio standard per il mercato high-yield.
Ed e' proprio qui che forse si può spiegare la contraddizione fra gli atteggiamenti trionfali e la dolce-amara realtà: il management FIAT non ha accettato la natura di "spazzatura" dei bond FIAT. Orgogliosi di un passato passato da Real Casa in Italia e certi d'essere il futuro dell'auto globale, si dice che abbiano opposto uno sprezzante rifiuto a conformarsi alle regole del mercato high-yield, a cui ora appartengono. Si sono scontrati con investitori disposti a comprare, ma al giusto prezzo e con le garanzie normali per il mercato dei bond-spazzatura, garanzie che la società non sarebbe stata disposta a fornire.
Si tratta di un problema generale? In parte. L'operazione era partita poche settimane fa in una congiuntura più favorevole, deterioratasi durante i preparativi er il lancio.Il mercato, ancora, non è chiuso: l'operatore di telefonia mobile Wind, anch'esso con rating speculativo, si prepara a lanciare un'emissione da quasi tre miliardi che si prospetta complessa, ma non impossibile da portare a termine con successo, soprrattutto grazie alla disponibilità della società a pagare tassi in linea col mercato e ad accettare di fornire garanzie sull'impiego dei fondi. Un bond retail, simile a quello di ENI, non sembra un'alternativa percorribile in tempi brevi, sempre a causa del rating: i tempi tecnici per l'autorizzazione ad emettere un bond immediatamente vendibile al retail possono essere anche di 90 giorni e non è detto che le autorità di vigilanza approvino l'amissione e quotazione al pubblico dei titoli di un'azienda non "investment grade".
Se FIAT si è tirata indietro, perché allora Sergio Marchionne ha parlato di bond e finanza in maniera tanto esplicita? Perché la specialità dell'AD di Fiat è la capacità di contrattare fino allo sfinimento. Fiat sarà obbligata ad emettere, prima o poi: Fiat ha due miliardi di debito in scadenza entro il 2010, la metà dei quali in obbligazioni.
Invece di accettare le indicazioni del mercato, tuttavia, Marchionne sta cercando di trattare da una posizione di forza, rendendo pubblico il suo punto di vista e cercando di orientare il dibattitto in maniera tale da forzare la mano ai grandi investitori, soprattutto italiani ed americani, sino a fare accettare loro termini favorevoli all'azienda. Si tratta di un gioco ad alto rischio, ma sappiamo quanto l'uomo apprezzi le sfide: resterà da vedere se la fortuna, che aiuta gli audaci, gli fornirà la mano giusta, sotto forma di una congiuntura di mercato più favorevole, ovvero di un intervento politico.
L'importante è che non commetta l'errore di troppi suoi predecessori e cominci a credere alla propria stessa propaganda.
