Scambio Scajola-Verdini?

Le elezioni europee, al di là dei sorrisi di facciata, hanno lasciato più di qualche malumore in casa PdL. Il primo ad essere deluso dal risultato delle urne è Silvio Berlusconi. Il Premier aveva puntato tutto su queste consultazioni per dare il colpo di grazia al moribondo Partito Democratico e si è invece ritrovato tra le mani un consenso addirittura inferiore a quello delle ultime politiche e una Lega capace sempre più di catalizzare il voto antistatalista e movimentista che un tempo era appannaggio del partito di Silvio.

Deluso dal risultato ma deluso anche e soprattutto dal comportamento dei suoi, Berlusconi non le ha mandate a dire. Si è sentito, come già successo nel 2006, abbandonato nel momento topico della campagna elettorale ed è sicuro che la scarsa mobilitazione del suo elettorato sia dovuta soprattutto alla pigrizia dei vertici del partito e alla ritrosia di alcuni. Sul banco degli imputati i cosiddetti "finiani", certamente contenti di veder bocciata la linea egemone del Presidente del Consiglio e la componente vicina al Senatore Marcello Dell'Utri che, poco coinvolto nella formazione delle liste per le europee, aveva invitato pubblicamente i suoi a disertare la campagna elettorale e i risultati, soprattutto in Sicilia, si sarebbero visti.
Ma responsabile dello scarso risultato uscito dalle urne sarebbe - secondo fonti vicine al Presidente del Consiglio- anche il triumvirato che ha guidato il partito negli ultimi mesi, vale a dire i fedelissimi Verdini, La Russa e Bondi. Berlusconi ha capito fin da subito che qualcosa si era inceppato nella macchina organizzativa azzurra e che, con ogni probabilità, gli uomini scelti per stare al vertice di Via dell'Umiltà hanno garantito una fusione senza scossoni e mal di pancia ma non hanno l'inclinazione alla mobilitazione che contraddistingue altri big azzurri.

Da queste considerazioni, l'intenzione di sostituire uno dei triumviri con un uomo che avesse maggior dimestichezza con il territorio e una migliore propensione a rimettere i ferri in acqua per organizzare la base. L'identikit è quello di Claudio Scajola, indimenticato artefice della vittoria del 2001 e capace di mobilitare come pochi il partito nei momenti cruciali. E' stato Scajola, infatti, l'ideatore della strategia perfetta che portò al famoso 61 a 0 in Sicilia ed è stato sempre Claudio Scajola l'uomo a cui Berlusconi ha affidato il partito nel momento in cui ha scelto di radicarlo in ogni comune italiano.

La notizia di un nuovo coinvolgimento di Scajola all'interno del partito verrebbe confermata anche da ambienti vicini al Ministero dello Sviluppo Economico, dove ci suggeriscono una possibile staffetta con l'attuale coordinatore Denis Verdini. Berlusconi non vuole far sembrare i prossimi movimenti in casa azzurra come una sorta di "resa dei conti", quanto più come normali avvicendamenti interni al partito di maggioranza relativa. Lo schema, dopo l'estate, potrebbe essere questo: Claudio Scajola affiancherebbe Bondi e La Russa alla guida del partito, diventandone nei fatti il responsabile organizzativo, mentre Denis Verdini occuperebbe il dicastero dello Sviluppo Economico.

La nomina di Verdini al ministero di Scajola risulterebbe gradita anche a diversi ambienti bancari. Il deputato toscano è, infatti,  da diversi anni, presidente del Credito Cooperativo Fiorentino e in questo ruolo si è guadagnato l'apprezzamento di molti attori influenti del sistema creditizio italiano. Un apprezzamento che, in un momento economico delicato come questo, potrebbe essere il miglior lasciapassare possibile per una poltrona da ministro.

lunedì 15 giugno 2009 Paolo Bertrando
Tags:

Archivio