Quella sottile linea rossa
Muammar Gheddafi è da 40 anni il dittatore sanguinario della
Libia. Nazionalista arabo, instaurò nuovamente la Sharia nel suo
paese. Antisemita della primissima ora, ha finanziato e finanzia il
terrorismo internazionale. Come tutti i dittatori, ha bloccato
impedito ogni sviluppo economico e sociale del suo paese. Amico dei
colleghi dittatori di mezzo mondo, ha di recente solidarizzato col
sudanese Omar al-Bashir, responsabile del genocidio in Darfur.
Gheddafi ha attaccato violentemente la Corte Penale Internazionale
per avere accusato il suo amico di crimini di guerra e di crimini
contro l'umanità. Oggi, 11 giugno 2009, Gheddafi parlerà al Senato
della Repubblica italiana. Non in aula come era previsto in un
primo momento, per fortuna, perché sarebbe stato il primo dittatore
a vedersi concedere tale onore.
Che l'Italia intrattenga rapporti di collaborazione con la Libia è
una necessità che la ragione di stato spiega e motiva.
Dall'amministrazione Nixon, gli Stati Uniti hanno meritoriamente
stabilito intense relazioni con la Cina comunista. Ma nessuno si
sognerebbe mai di far parlare Hu Jintao al Congresso davanti al
popolo americano. È un discrimine sottilissimo, eppure
distintissimo per chi possegga una coscienza liberale ed abbia a
cuore i diritti fondamentali dell'individuo. Hu Jintao è un
interlocutore politico, da visitare e da invitare per incontri
bilatrerali, ma giammai un leader da legittimare davanti al popolo
statunitense, ospitandolo a parlare davanti ai suoi
rappresentanti.
I migliori amici di Gheddafi in Italia sono Silvio Berlusconi e
Massimo D'Alema. Che quest'ultimo non riconosca quel discrimine
sottilissimo e distintissimo che sta tra liberalismo e
anti-liberalismo, si può facilmente capire, considerata la sua
formazione (mai rinnegata) comunista di declinazione togliattiana e
stalinista. Non a caso ieri il suo braccio destro Latorre, vice
presidente del gruppo democratico in Senato, durante la riunione
dei capi gruppo si è espresso a favore dell'invito a Gheddafi in
Senato. Decisione poi opportunamente rinnegata dall'assemblea del
gruppo democratico, che Latorre dovrebbe guidare. Che Silvio
Berlusconi, invece, sia malato della stessa miopia di D'Alema nel
riconoscere quel discrimine è davvero eclatante. La sua incapacità
di distinguere tra libertà e dispotismo rappresenta forse la cifra
più evidente della sua simultanea incapacità di elevarsi dal ruolo
di capo popolo e capo partito a quello di uomo di stato.
