La faccia del potere (e quella di D'Avanzo)

Secondo Giuseppe D'Avanzo "il 'caso Berlusconi' (cioè il "caso" Noemi Letizia, ndr) svela da oggi anche altro e di peggio. Ci mostra il dispositivo di un sistema politico dove la menzogna ha, non solo, un primato assoluto, ma una sua funzione specifica. Distruttiva, punitiva e creatrice allo stesso tempo". Segue un lungo argomentare, nel pezzo intitolato "Il nuovo volto del potere", a dimostrazione che, scoperto con le mani nella marmellata - ossia le fresche carni di una ragazzina - il premier sia passato al contrattacco per eclissare le sue colpe mescolando cortine fumogene, provocazioni e naturalmente  tremende punizioni per chi abbia contribuito a svelare le scomode "verità" sul suo conto. Con annessa difesa della moglie Veronica Lario "mascariata" dai servi del tiranno, pennivendoli o politicanti che siano.

Trattandosi di Repubblica, qualche precisazione è indispensabile. Perché D'Avanzo stesso, mentre accusa il Cavaliere di tutte queste nefandezze, nasconde fatti scomodi, ne dà per scontati altri che scontati non sono affatto, gioca con la logica, e costruisce una tesi ("analisi", è definita sull'homepage di Repubblica.it) tonitruante nei toni quanto sgangherata nella sostanza. Vediamo i punti divertenti. Scrive d'Avanzo, sulla scia di quell'altro genio di Alex Stille: "E' un abuso di potere (da parte di Berlusconi, ndr)  ancora maggiore imporre ai genitori della ragazza di confermare la fiaba di 'una decennale amicizia'con il premier". Berlusconi impone dunque  a Elio Letizia e Anna Palumbo di confermare la sua bufala sull'origine della loro frequentazione: prove che i due mentano costretti dal Cav? Nemmeno mezza, ma si tratta di uno spin non nuovo a largo Fochetti.

Andiamo avanti: la conoscenza tra Silvio e la lolita Noemi è "nata invece soltanto sette mesi prima grazie a un book fotografico finito non si sa come sullo scrittoio presidenziale". Che è quanto raccontato a Repubblica da Gino Flaminio, ex di Noemi, e confermato dalla zia della ragazza. Il cerchio si chiude: l'ex fidanzato della diciottenne ha raccontato la sua versione, la zia della ragazza del resto conferma, quindi padre ( che ha detto di aver conosciuto il Presidente del Consiglio nel 1990, e di frequentarlo dal 2001) e madre di Noemi dicono bugie. E se le dicono, é nell'interesse di Berlusconi. Ergo, è lui che li obbliga a raccontare balle. E qui D'Avanzo dimentica di citare, ed è ben strano per un cronista di razza come lui, Arcangelo Martino. Ovvero l'ex assessore del Psi al Comune di Napoli che al Mattino ha raccontato: «Fui io a presentare Elio Letizia a Silvio Berlusconi». Quando? "Fra l'87 e il '93 sono stato grande amico di Bettino Craxi", continua Martino, "ero il coordinatore regionale del partito e lo vedevo almeno una volta alla settimana. Tutti i mercoledì andavo a trovarlo a Roma all'Hotel Raphael, una consuetudine. Mi accompagnava sempre qualcuno dello staff della mia segreteria e quel qualcuno è stato quasi sempre Elio Letizia. Ovviamente parecchie volte è capitato che al Raphael con Craxi ci fosse Silvio Berlusconi. È lì che ho presentato i due». Intervista che non collima col quadretto di D'Avanzo: cancellata.

Ma non è finita. Si passa poi ai giornali del, o vicini al premier (in cui, va da sé, lavorano "armigeri stipendiati dal capo del governo, dimentichi di ogni deontologia professionale e trasformati in agenti provocatori"). D'Avanzo chiama prima in causa il Giornale, reo di aver tentato invano di dimostrare che Flaminio è stato pagato per le sue dichiarazioni da Repubblica. Colpo a vuoto ma, guarda caso, D'Avanzo non tocca neppure di striscio il secondo "trappolone" del quotidiano di Paolo Berlusconi, il cui esito è stato dato alle stampe solo il giorno prima. Ossia le rivelazioni di Laura Drezwicka, la biondina polacca che ha partecipato all'ultimo Grande Fratello. E che al Giornale ha dichiarato: quelli de l'Espresso erano "pronti a pagarmi per incastrare Berlusconi". Ieri, per difendersi, Repubblica  e l'Espresso hanno messo online la telefonata che doveva fugare ogni dubbio: no, non avrebbero cacciato una lira. Ma stranamente non si trattava del primo dialogo, quello in cui era la Drezwicka a parlare, quello di cui si parlava sul Giornale. Ma del secondo, quella tra Marco Lillo de L'espresso e Roberta Arrigoni, titolare dell'agenzia fotografica Uno presse e conoscente della Drezwicka. Il che si capisce chiaramente ascoltandola, la telefonata. Conversazione, quest'ultima, in cui Arrigoni mette in chiaro che pagare le interviste proprio no; ma quanto alle foto aggiunge: fatecele visionare, bisogna controllare "la qualità, i pixel", poi si vedrà. E infatti.

Al Giornale la Drezwicka aveva detto che un giornalista de l'Espresso le aveva assicurato: «Io te la pago (l'intervista, ndr) se tu hai l'altra cosa. Se hai le foto, se hai i gioielli», regalatigli dal premier. Perché in quel caso "io potrei dire al direttore: c'è questa cosa... che siete molto amici... che siete stati dentro casa sua da sola con lui dentro la sua stanza". Poi il giornalista insisteva: "A me quel che interessa è se tu hai una foto che documenta un rapporto particolare con lui... che fa capire lui come personaggio anche in relazione alla politica cioè come...". Insomma stavolta è l'autodifesa del gruppo L'espresso che fa flop, e D'Avanzo fa finta di niente.

In compenso, il nostro sforna un'altra chicca. Su Veronica Lario, a proposito della quale commenta: "Il colpo finale, la menzogna usata come manganello punitivo, viene riservato alla prima e più autorevole testimone dell'instabilità psicofisica del premier e dei suoi giorni con le minorenni: Veronica Lario. Daniela Santanché (non è un'amica della Lario, non frequenta la villa di Macherio) svela a Libero che 'Veronica ha un compagno'. E, se 'Veronica ha un compagno' come possono essere attendibili i suoi rilievi al marito? Il cerchio ora è chiuso. Il pestaggio menzognero è completo, anche se non concluso. Ciascuno ha cominciato ad avere quel che si merita". Di nuovo: non è vero che la Lario ha un compagno. E perché non è vero? Mistero. Per D'Avanzo le affermazioni non provate sono indiscutibili quando riguardano Berlusconi. Se si tratta di sua moglie, è l'esatto contrario. Ma anche se non fosse vero, è noto che da anni Berlusconi e la Lario vivono separati: lui tra Roma e Arcore, lei a Macherio. E che da quindici anni, da quando lui è sceso in politica, si contano sulle dita di una mano le apparizioni pubbliche di Veronica accanto al marito.

Sicché saranno proprio da cestinare le parole di Flavio Briatore pubblicate sabato scorso dal Corriere della Sera? Sempre a riguardo dell'accusa di "frequentare minorenni" mossa al marito da Veronica, il quesito infondato non pare: "Se non vivi con una persona, cosa ne sai? Non hai elementi per scandalizzarti per quello che fa. E forse, non ne hai neppure il titolo". Così affermava Briatore, dopo aver sostenuto anche lui: "Lo sanno tutti che da molto tempo (Silvio e Veronica, ndr) non vivevano insieme. Con la moglie il rapporto è formale da anni, non da marito e moglie. Senza voler fare gossip, anche lei si fa la sua vita con i suoi interessi e le sue passioni". Vale la pena di riportare la chiusa di D'Avanzo, vibrante di sdegno civile: "Questo spettacolo nero ha il suo significato politico. Berlusconi vuole insegnarci che, al di fuori della sua verità, non ce ne può essere un'altra. Vuole ricordarci che la memoria individuale e collettiva è a suo appannaggio, una sua proprietà, manipolabile a piacere. Si scorge nella 'crisi di Casoria' un uso della menzogna come funzione distruttiva del potere che scongiura l'irruzione del reale e oscura i fatti. Si misura l'impiego dei media sotto controllo diretto o indiretto del premier come fabbrica di menzogne punitive di chi non si conforma (riflettano tutti coloro che ripetono che ormai il conflitto d'interesse è stato 'assorbito' dal Paese). E' il nuovo volto, finora nascosto, di un potere spietato. E' il paradigma di una macchina politica che intimorisce. C'è ancora qualcuno che può pensare che questa sia la trama di un gossip e non la storia di un abuso di potere continuato, ora anche violento, e quindi una questione che scrolla la nostra democrazia?"

Memoria manipolabile a piacere? Uso della menzogna che oscura i fatti? Perbacco. Noi ingenui pensavamo che fosse stata Repubblica a scovare una storia di gossip, di lenzuola sfatte o presunte tali. Di "vergini che si offrono al drago". Pensavamo che poi ci avesse preso gusto - per guadagnare lettori o per togliere voti, va' a sapere - al punto di inventare fatti una volta finiti quelli veri a disposizione (pochi), unendo i puntini un po' a piacere (come peraltro è costume della casa). Ciò che qui abbiamo cercato di dimostrare. Pensavamo infine che alcuni protagonisti di questa storiaccia, infilatisi nei meccanismi del giornalismo, avessero finito fisiologicamente per vederne l'altro lato: perché nel giornalismo, quando la cacca comincia a volare, vola per tutti. Perché mai come nel giornalismo vale l'ammonimento: chi è senza peccato... Ma siccome di amenità in amenità le rotelle del complottismo si lubrificano, ora D'Avanzo lancia l'allarme sul "vero volto del potere", sul regime in fieri, perché chi è vicino a Berlusconi sta semplicemente applicando il motto: a brigante, brigante e mezzo. In psicologia sociale c'è un meccanismo che si chiama "self fulfilling prophecy": profezia che si autoavvera. Che vuol dire: se io mi figuro una persona o una situazione che ancora non conosco in un certo modo, incosciamente tenderò a comportami in maniera che poi questa si riveli effettivamente tale. Nel caso di Repubblica, visto che il giochino non è inconscio, si può tradurre così: la stronzata che si autoavvera.

lunedì 1 giugno 2009 Hernan Cortes

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