L'Einaudi, Saramago e Berlusconi
Il rifiuto di Einaudi, casa editrice di proprietà del Presidente
del Consiglio, di pubblicare l'ultima raccolta di saggi del Nobel
per la letteratura Saramago in cui sputa sul nostro Paese, è di
particolare interesse. La motivazione ufficiale dello Struzzo
recita «nel libro fra molte altre cose si dice che Berlusconi è un
"delinquente". Si tratti di lui o di qualsiasi altro esponente
politico, di qualsiasi parte o partito, l'Einaudi si ritiene libera
nella critica. ma rifiuta di far sua un'accusa che qualsiasi
giudizio condannerebbe». La spiegazione, ancorché accorata, non
regge e non sottrae dal sospetto che ci si trovi dinanzi ad un
classico comportamento di chi vuol essere più realista del
re.
L'editore italiano del marxista Saramago è da anni il capitalista
Silvio Berlusconi, che oltre a quelli del Nobel portoghese edita in
Italia tutti i suoi avversari politici e più feroci e famosi
detrattori, come l'altro Nobel marxista Dario Fo o il post-marxista
Saviano. Lo fa perché costoro gli fanno guadagnare (guadagnandone
da par loro) molti soldi. In "Teorie sul plusvalore" Marx spiega
che «uno scrittore è un lavoratore produttivo, non in quanto
produce delle idee, ma in quanto arricchisce l'editore che pubblica
i suoi scritti, o in quanto è il lavoratore salariato di un
capitalista». È un concetto molto elementare, ipocritamente
ignorato dagli scrittori marxisti, ma ben noto agli editori
capitalisti.
Conclusione. Un altro editore italiano pubblicherà Saramago e
accrescerà il suo capitale con proventi che avrebbero accresciuto
quello del capitalista Berlusconi. E all'Einaudi cadrà qualche
testa.
