Due "riformisti" contro Ahmadinejad
In Iran si vota il 12 giugno per l'elezione del Presidente della Repubblica islamica dell'Iran. Il favorito è il Presidente in carica Mohammed Ahmadinejad, che è stato appoggiato implicitamente anche dalla Guardia suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei. Durante una visita di una decina di giorni fa nel Kurdistan iraniano, la Guardia suprema ha disegnato il profilo del suo candidato Presidente preferito: "...deve capire la sofferenza del popolo, essere amico del popolo, essere lontano dalla corruzione e dal lusso...".
Un profilo che coincide con quello di Ahmadinejad, che ha sempre diffuso l'immagine dell'amico del popolo, fin da quando era sindaco di Teheran. Ieri si è riunito il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione con i suoi dodici membri che hanno avuto il compito di scegliere i candidati. Hanno presentato la candidatura in 475, meno di un decimo erano donne: sono stati scelti in quattro. Oltre al Presidente uscente Ahmadinejad, correranno per le presidenziali di giugno due "riformisti" e un "conservatore".
Mir Hossein Moussavi è "riformista" e gode il sostegno dell'ex presidente Khatami; è stato Primo ministro dal 1981 al 1989, attualmente è il presidente dell'Accademia Iraniana dell'Arte, ed è stato considerato il più forte avversario di Ahmadinejad perché potrebbe prendere voti anche nell'elettorato "conservatore". L'altro "riformista" è Mehdi Karrubi ex presidente del Parlamento dal 2000 al 2004, e già candidato nel 2005 alle Presidenziali.
Mohsen Rezai ex Pasdaran (Guardiani armati della rivoluzione iraniana) è l'altro "conservatore": economista e attualmente è il segretario del Consiglio del discernimento dell'interesse superiore, un'istituzione iraniana fondata nel 1988 da Khomeyni che riunisce capi religiosi e membri del governo per decidere ed esprimere opinioni sui casi più gravi.
Tutti i candidati si dicono favorevoli ad istaurare un dialogo con l'Occidente. Ahmadinejad, però, ha appena testato nuovi missili a lunga gittata in grado di colpire Israele e "di rispedire il nemico all'Inferno". Il Presidente in carica quindi da una parte da segnali di apertura verso gli USA facendo rilasciare la giornalista americana di origine iraniana Roxana Saberi, dall'altra continua a rilasciare dichiarazioni inqualificabili contro lo stato d'Israele e gli israeliani. Forse proprio questo è il punto di forza che gli consente di avere un consenso molto alto nel paese e presumibilmente di farlo vincere alle prossime elezioni.
