Il “vaffa” di Nichi
Nichi Vendola che manda a quel paese Maurizio Gasparri in
diretta televisiva: chi l'avrebbe mai detto! Eppure ieri a Ballarò
l'abbiamo sentito tutti l'impavido Nichi esplodere il suo "vaffa"
all'indirizzo del collega. Nichi è cambiato. Nichi è invecchiato. A
vedere l'ex presidente della Puglia oggi ministro, Raffaele Fitto,
così giovane, gagliardo e generoso - in una parola: fico - ci si
chiede come il governo regionale abbia potuto rovinare il poeta
maledetto della politica italiana: il bello e tenbroso Nichi. Quel
Nichi così stimato già nel PCI, tanto che Natta voleva farlo
segretario della FGCI eppure dovette preferirgli Folena, mandando
Nichi a fare il suo vice. Quel Nichi delfino di Bertinotti,
destinato a succedergli alla guida di Rifondazione Comunista. Amaro
destino.
Nichi è invece stanco e sboccato. Bertinotti l'ha mollato, come la
gran parte di quelli che dovevano lasciare Rifondazione per fare
con lui il suo nuovo partito e sono rimasti quasi tutti col
rifondarolo Ferrero. Nichi si ritrova con Fava, Nencini e la
Francescato. Lui, l'erede di Gramsci, Togliatti e Berlinguer. I
capelli bianchi, un arcipelago di rughe segnate da anni di lotte ai
padroni, gli zigomi gitani che sembrano uscire dalle guance quando
i difensori dei padroni lo fanno arrabbiare e, per finire, una
pappagorgia appena accennata, ma che al suo "vaffa" contro Gasparri
è la sola a riempirsi di voluttà.
Nichi è depresso. La Puglia va male: l'insofferenza dei pugliesi
contro il suo governo produce uno dei distacchi più netti nei
sondaggi tra centrodestra e centrosinistra. Tanto che il PD gli ha
già fatto sapere che non ci pensa minimamente a ricandidarlo l'anno
prossimo. Sinistra e libertà va pure peggio: non solo non supererà
la malefica soglia del 4%, ma andrà anche nettamente sotto la falce
e martello di Rifondazione. Un disastro, a cui si aggiunge
l'insuccesso del più recente libro di poesie di Nichi "Ultimo
mare", non ultimo ma neppure considerato nelle classifiche di
vendita e nel giudizio dei critici.
Insomma, il compagno Vendola va alla deriva. Il suo naufragio
procede con l'inesorabilità di quella lotta proletaria che avrebbe
dovuto portare lui e i suoi sodali alla guida del mondo nel giro di
qualche settimana, almeno a leggere Marx. E invece eccolo lì, a
mandare a quel paese il ghignante Gasparri. Il suo "vaffa" ancora
echeggiare nello studio in arte povera di Floris, s'impregna nel
cartone pressato delle sue poltrone. Risentitelo su youtube: non è
un insulto, ma l'ultimo grido di dolore di un naufrago che doveva
essere un comandante di fregata.
