La Rai ricomincia (in ritardo) da Minzolini e Orfeo
Il governo Berlusconi ha impiegato più di un anno per iniziare a fare nomine in Rai. Nel 2006, il governo Prodi nel giro di sei mesi - pausa estiva compresa - aveva già scelto i suoi uomini ai vertici del servizio pubblico. Un'attesa colmata da continue voci e ipotesi, strategie e riposizionamenti. E un vuoto difficile da gestire in un momento molto delicato per un'azienda complessa come la Rai. Tanto che la scorsa settimana il presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli, ha chiesto al Consiglio d'Amministrazione ormai in carica da oltre un mese il motivo di tanto ritardo nell'indicare i vertici aziendali. Persino Maurizio Costanzo dalla sua rubrica su "Chi" ha lanciato un appello al presidente del Consiglio perché sblocchi questa impasse sul servizio pubblico che, mentre dovrebbero già essere pronti i palinsesti autunnali, brancola nel buio.
Quando ormai erano in molti a pensare che le nomine sarebbero slittate a dopo le Europee, l'accordo, almeno per le principali direzioni, sembra invece fatto. Il Cda di mercoledì prossimo dovrebbe essere decisivo. "Nomi e volti nuovi", aveva preannunciato Berlusconi smentendo, qualche settimana fa, l'ultima ondata di "rumors". E così, in effetti, sembra.
Sarà Augusto Minzolini a guidare il Tg1. Editorialista politico della Stampa, nessuna esperienza direttiva o di coordinamento redazionale e neanche di televisione. Potrebbe compensare portandosi come vicedirettori Franco Bechis e Andrea Pamparana, rispettivamente direttore di Italia Oggi e vicedirettore del Tg5.
L'altro candidato alla guida dell'Ammiraglia dell'informazione, l'uomo-azienda Mauro Mazza, andrà invece a guidare RaiUno. L'attuale direttore del Tg2, già vicedirettore del Tg1 e con alle spalle una lunga carriera in Rai, è stato fino all'ultimo sostenuto da Gianfranco Fini e -dispute personali a parte - era il preferito dai colleghi di Saxa Rubra per la sua profonda conoscenza dell'azienda e del mezzo televisivo.
Il Tg2 andrà a Mario Orfeo, direttore del Il Mattino. Anche lui
un outsider: giovane, nuovo alla Rai e senza esperienza televisiva.
A RaiDue approda il volto del Tg1 delle 13.30 e da anni cronista
politica al seguito di Berlusconi, Susanna Petruni.
Ancora dubbi sul destino della terza Rete. Bianca Berlinguer
dovrebbe essere stata designata per la direzione del Tg3, battendo
quindi la concorrenza diretta del direttore del Giornale Radio,
Antonio Caprarica. E per RaiTre dovrebbe essere riconfermato Paolo
Ruffini, minacciato tra gli altri da Giovanni Minoli.
Si dovrebbero ratificare anche le vicedirezioni generali, con la conferma di Giancarlo Leone e la nomina di Lorenza Lei (attualmente direttore delle Risorse televisive, area cattolica, considerata uno dei dirigenti più validi degli ultimi anni), Antonio Marano (direttore di RaiDue, in quota Lega) e Gianfranco Comanducci (direttore Acquisti e servizi, un tempo quota Forza Italia ed ex potentissimo capo del Personale).
Al di là dei nomi e degli equilibri politici, la Rai si ritrova con un vertice ancora non fatto alla fine di un anno molto difficile e, di fronte, molte sfide: il bilancio e l'attuazione del piano industriale, la sempre più urgente questione dell'ammodernamento tecnologico, il rapporto da ridefinire con Sky e il percorso - teoricamente obbligato - del digitale terrestre.
