Come Unipol salvò il primo maggio

Un altro primo maggio è passato. E, come da tradizione, ha avuto il suo concerto. Mai come quest'anno, però, il rito che si celebra in piazza San Giovanni dal 1990 ha rischiato di "saltare un giro".

Il 2 aprile, infatti, gli organizzatori della kermesse romana avevano lanciato l'allarme. Costi lievitati a 2 milioni di euro (400.000 in più del previsto) e alcuni finanziatori ritirati. Si erano tirati fuori anche Telecom e Monte dei Paschi di Siena e la Rai era intenzionata a dare un giro di vite al budget per i diritti televisivi.

Insomma, un bel problema. Finché Marco Godano, che si occupa del primo maggio da otto anni, ha avuto la bella idea di organizzare una colletta per mettere insieme i 900.000 euro mancanti. E così, mentre in tutta Italia si raccoglievano fondi da destinare alle vittime del terremoto abruzzese, Godano, per conto dei tre sindacati confederali, si è appellato al buon cuore di finanziatori e sponsor per trovare la cifra necessaria.

La raccolta è andata a buon fine e, grazie a Unipol, il gruppo che domina la galassia delle cooperative, e a Kerself, società impegnata nel campo delle energie alternative, sono bastati venti giorni per far quadrare i conti e dare finalmente il via ai lavori per la costruzione del palco in piazza San Giovanni.

Gli organizzatori ci tengono a sottolineare come il concerto sia stato l'occasione per lanciare una campagna di raccolta fondi destinati a borse di studio per gli orfani dei morti sul lavoro. A molti, però, è sembrato che mettersi a chiedere soldi per portare sul palco Vasco Rossi e gli altri mentre c'è l'Abruzzo da ricostruire non sia stato proprio un gesto di grande sensibilità.

mercoledì 20 maggio 2009 Riccardo Cursi

Archivio