Piccoli moderati crescono?

Quando si dice la sfiga. Dev'essere un periodo nient'affatto sereno questo per Michele Pigliucci di anni 27, l'ormai non più giovanissimo presidente nazionale di quella scanzonata costola dei rampolli di An chiamata Azione studentesca. Prima approccia il congresso di scioglimento del proprio partito con un curioso distacco, quasi neanche fosse il suo presidente a liquidare in due giorni due la formazione politica nella quale per tanti anni ha militato.

Poi però ci ripensa e rilascia un po' qua e un po' là, in giro per i media che contano e non, interviste di fuoco in cui polverizza letteralmente i "gemelli" di Forza Italia (quelli con cui però Alleanza nazionale deve fare i conti) promettendo battaglie identitarie e mettendo nel dimenticatoio, senza batter ciglio, perfino il tanto caro simbolo alla meglio gioventù della destra italiana: la fiaccola tricolore.

Parole sue: "Mi auguro che nemmeno venga presa in considerazione l'ipotesi di traghettarla nella nuova formazione giovanile del Pdl". La cosa non è piaciuta molto ai suoi superiori (i dirigenti, i quadri e le "cornici" varie di Ag) che furiosi se lo sono subito mangiato richiamandolo all'ordine e all'obbedienza proprio come si conviene nel raffinato mondo e soffice che è ormai diventato il campo da gioco di Ag.

Puntuale e rigoroso, il Pigliucci s'è dato una calmata e ha aspettato pazientemente il momento sbagliato nel posto sbagliato per sparare altre piccole miccette. Il giovane ha cioè deciso di scaricare il mitragliatore dritto in faccia ai "piccoli azzurri" esattamente nel giorno e nel luogo di nascita del Popolo della libertà.

Con la sua velenosa erre moscia un po' snob e un po' no, in una sala grigia della nuova Fiera di Roma s'è guadagnato una punizione "esemplare" dalla sua capa e ministra della Gioventù, Giorgia Meloni, che di fronte a una dichiarazione di pace armata nei confronti di Forza Italia (una cosa considerata non tanto maleducata, quanto poco conveniente nel mondo di Azione giovani-Pdl) ha pensato bene di escludere il suo delfino dalla così detta cabina di regia che comprende qualche responsabile forzista e altrettanti di An, delegati a traghettare da qui a un anno i rampolli delle diverse aree verso il fatidico (e attesissimo dalla base militante più vivace) congresso nazionale.

Che cosa succederà adesso? Corre voce che la preparatoria cabina di regia dovrà scegliere e nominare venti tra i migliori giovani politici di tutt'Italia di An e altri venti di Forza Italia, i quali insieme, ma sembra continuando a guardarsi in cagnesco, dovranno coordinare i militanti di entrambe le formazioni nel percorso difficile della fusione identitaria e politica sotto la comune insegna del Popolo della libertà.

C'è comunque da scommettere che, in un modo o in un altro, non adesso ma forse tra qualche mese, Michele Pigliucci possa ricomparire sulla scena, probabilmente mai nella cabina di regia ma magari ripescato tra i venti di Alleanza nazionale toccati dalla mano nobile del ministro Meloni.

Fino a quel momento, il tutto procederà senza di lui. Che in fondo in fondo, avrà forse sbagliato tempi e luoghi delle rese dei conti, ma tutto sommato sembra aver pagato per il solo fatto di non voler svendere o cancellare la propria storia e tradizione in una diluizione innaturale nella più ampia (ma assai più recente) famiglia del presidente Berlusconi. Modulo poco promettente e che nel mondo giovanile si era poco o mai insinuato nelle dinamiche politiche, ma che certamente è più consolidato ai vertici dei rispettivi partiti. Piccoli moderati crescono? Sarebbe un peccato. Quando si dice la sfiga…

Gaia Miani

mercoledì 20 maggio 2009 Gaia Miani

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