I dolori del giovane Kennedy
La loro è oramai quasi una pretesa. I Kennedy, la jeunesse dorée dell'America buona per tutte le stagioni, si considerano una dinastia regnante. La scomparsa di quello che la stampa ha definito "l'ultimo patriarca" (Ted) ha ricoperto con un manto catartico le diverse nefandezze compiute in vita dal senatore, fino a dipingerlo come un salvatore della Patria.
Ma, come ogni monarchia che si rispetti, anche i Kennedy hanno trovato sulla loro strada l'arcano macigno che interrompe i sogni di gloria del potere temporale: la Chiesa cattolica. Il vescovo Thomas Tobin, incaricato di curare le anime della diocesi di Providence, ha infatti intimato al giovane deputato Patrick di non chiedere più la comunione in chiesa, data la sua nota posizione filo-abortista. La lettera ufficiale con il richiamo del presule, in realtà, sarebbe datata 2007 ma soltanto adesso - dopo le polemiche scatenate dal funerale religioso del sopracitato Ted - il rampante rampollo ha deciso di renderle pubbliche. «Il vescovo - ha detto Pat - mi ha chiesto di non ricevere più la comunione, ed ha aggiunto di aver dato istruzioni precise in tal senso ai sacerdoti della sua diocesi».
Da parte sua, il prelato non ha smentito ma ha contrattaccato: «Sono dispiaciuto del fatto che il deputato abbia deciso di rendere pubbliche le mie richieste, pastorali e confidenziali, oramai vecchie di tre anni. Non voglio discutere in pubblico della vita spirituale del signor Kennedy in pubblico, ma sono pronto a rispondere pubblicamente e con forza se decide di attaccare la Chiesa, se fornisce informazioni false sul mio ministero pastorale o (cosa ancora più grave) presenta in maniera scorretta gli insegnamenti cattolici». Evidentemente insoddisfatto, il deputato ha risposto: «Sono un cattolico adulto [vi ricorda qualcuno?] e non ho intenzione di sottostare a delle leggi imposte dall'imperfezione dell'uomo».
Un modo come un altro per dire che lui è a posto con se stesso, con buona pace della sciocca crociata pro-life della Chiesa. Ora, fatto salvo che chiunque ha la piena libertà di decidere la sua azione privata e politica sulla base della propria coscienza, non è accettabile che si metta in discussione un valore assoluto come la sacralità della vita. E se il nostro Kennedy non se ne convince, pazienza: prima di lui c'è una lunga sfilza di principi regnanti o deposti che sono incorsi nello stesso fato.
