Il Nobel a Chamberlain

Se i Nobel fossero ancora una cosa seria, e non gli annuali ruttini del nord Europa al mondo, quello per la pace a Obama si potrebbe commentare così.

Prendete un capo di governo fascinoso ed elegante, dai modi cordiali, dall'oratoria forbita e un istintivo approccio ecumenico, che cerca, in un mondo scosso da mille inquietudini, di convincere che, in fondo, le intenzioni di tutti sono buone e animate dai migliori proponimenti. Anche di quelli che mostrano in ogni occasione arroganza e odio per i più elementari diritti e sentimenti umani. Prendete questo capo di governo e immaginatelo in giro per il mondo a cercare il dialogo, a promuovere l'incontro tra culture diverse, a svilire secoli di progresso civile e liberale equiparando la sua cultura ad altre fondate sulla sopraffazione dell'uomo sull'uomo. Considerate che certo questo capo di governo è mosso dalle migliori intenzioni e sogna davvero tutte le notti un mondo riappacificato, dove il lupo e l'agnello riposino serenamente l'uno accanto all'altro. Considerate quanto assoluta sia la buona fede di questo capo di governo. Verificatela nei suoi atti pubblici e privati, nelle sue battaglie politiche e nella dedizione per la sua famiglia.

Ecco, messa così, le floride motivazioni del Nobel per la pace a Obama sono le stesse del nobel mancato a Chamberlain sul finire degli anni Trenta.

 

venerdì 9 ottobre 2009 Leo Bloom