ESCLUSIVO: Il documento del PdL contro Tremonti
In esclusiva per i lettori di Notapolitica pubblichiamo il documento anti-Tremonti predisposto da un nucleo molto influente di esponenti del PdL. I rumors degli ultimi giorni indicano tra gli estensori dei dieci punti alcuni tra gli uomini più in vista del centrodestra nazionale: Denis Verdini, Fabrizio Cicchitto, Claudio Scajola, Stefania Prestigiacomo e Raffaele Fitto sono solo alcuni dei nomi circolati in queste ore. Tutti, per ragioni diverse, sarebbero infastiditi dall'eccessivo protagonismo del superministro e chiederebbero a Berlusconi una nuova "rotta" per la politica economica del Governo. Non ci è dato sapere se il documento sarà inviato allo stesso Tremonti, quasi come un atto di sfiducia palese, ovvero se sarà consegnato al presidente Berlusconi. Quel che è certo è che il documento esiste e che quella che vi riportiamo è una ricostruzione quasi integrale.
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Dopo una crisi economica di dimensioni epocali, l'economia
globale sta lentamente riprendendo la via dello sviluppo. Ma, senza
una forte iniziativa di politica economica, noi non potremo che
riprendere la via degli ultimi quindici anni; una via fatta di
bassa crescita e di perdita di quota nelle graduatorie
internazionali; lo stesso riassorbimento della disoccupazione
generata nella crisi si farà lungo e problematico. Le scelte
di politica economica fin qui fatte non appaiono sufficienti a
mettere l'economia nazionale su un nuovo sentiero di sviluppo. A
questo scopo sono necessarie alcune iniziative di grosso impatto
immediato, ma capaci anche di agire sulle aspettative e di
innescare processi di crescita auto propulsiva.
1. ABBASSAMENTO DELLE TASSE
La prima iniziativa da intraprendere è una immediata e
consistente riduzione dell'imposta di reddito delle persone fisiche
(IRE); riduzione da inserire in un percorso, graduale ma annunciato
fin da subito nei tempi e nei modi, che conduca alla realizzazione
di quelle due sole aliquote a suo tempo promesse e di una
contestuale e conseguente riduzione generale della pressione
fiscale nel nostro paese.
2. DEBITO PUBBLICO E RIFORMA
PREVIDENZIALE
Anche nel tetto dell'aumento delle entrate conseguente al
rilancio della domanda interna, la riduzione dell'IRE produrrà un
aumento del deficit pubblico. Che andrà compensato, almeno in una
prospettiva di medio-lungo periodo con un graduale innalzamento
dell'età pensionabile per uomini e donne, nel settore pubblico e
privato. Una riforma di questo tipo dovrebbe mettere al riparo da
reazioni negative dei mercati e degli organismi
internazionali.
3. INVESTIMENTI PUBBLICI
Anche nell'attuale fase di timida ripresa economica, si conferma
una dinamica stentata degli investimenti privati. E' questo il
momento per avviare con decisione un forte e immediato
programma di investimenti pubblici, che aiuti a sostenere
l'economia almeno fin quando riprenderanno gli investimenti
privati, e che produca effetti di lungo periodo in termini di
efficienza complessiva del nostro sistema economico.
4. ENERGIA NUCLEARE
In particolare è possibile dare impulso deciso alla produzione di energia elettrica da impianti nucleari. La tecnologia è disponibile. Le nostre imprese stanno velocemente definendo un quadro di accordi internazionali. Sul mercato esistono ampie disponibilità a finanziarie questi investimenti, sempre che si assicuri alle imprese chiamate a realizzare un quadro tariffario certo e prevedibile. Le stesse preclusioni di una parte di opinione pubblica ed enti locali stanno venendo meno. Ne trarrà beneficio la competitività del Paese.
5. PIANO CASA
Con l'esperienza abruzzese si è dimostrato che la costruzione di
case pubbliche può essere realizzata in un tempo misurabile nelle
settimane e non nei lustri. Non ci sono più scuse per una pronta
realizzazione di un vasto programma di edilizia pubblica a sostegno
delle famiglie più in difficoltà e delle nuove coppie.
6. INFRASTRUTTURE
Più in generale, è necessario accelerare tutti gli investimenti
infrastrutturali pubblici. Anche in questo caso si produrrebbe un
rigonfiamento immediato del deficit pubblico. Ma non dovrebbe
essere difficile convincere i mercati delle bontà dell'operazione,
ove si presenti un programma che porta ad anticipare spese
infrastrutturali già previste; guardando a un orizzonte temporale
ad esempio decennale, si tratterebbe non già di un aumento
complessivo del deficit pubblico, bensì di una sua rimodulazione
temporale. Con in più il beneficio di finanziare queste opere sul
mercato in un momento nel quale i tassi d'interesse sono
particolarmente bassi. E una parte di queste infrastrutture
dovrebbe essere finanziata con una accelerazione nella spesa dei
fondi europei.
7. CONTENIMENTO DELLA SPESA
Al rilancio della spesa per investimenti deve accompagnarsi un
deciso contenimento della spesa corrente. A partire dai costi della
politica; quelli diretti (numero e remunerazione dei componenti
delle assemblee elettive e degli organi di governo ai vari
livelli), ma anche quelli indiretti, legati al pletorico mondo
delle società partecipate degli enti locali.
8. AIUTI ALLE IMPRESE
La ripresa non potrà decollare senza un adeguato sostegno del
sistema creditizio. Ma qui occorre una svolta decisiva rispetto
alle politiche e agli annunci recenti. Se sono le imprese ad aver
bisogno di aiuto, non ha senso proporre aiuti alle banche, nella
speranza che queste poi aiuteranno le imprese; si aiutino invece
direttamente le imprese: gli strumenti della garanzia di credito
hanno dimostrato di funzionare bene; c'è una forte necessità di
aiuti alla innovazione tecnologica; un forte aumento della
dotazione finanziaria assicurata a questi strumenti funzionerà
mille volte meglio degli aiuto promessi dalle banche e da queste
poco utilizzati.
9. RAPPORTI CON IL MONDO BANCARIO
E' del tutto controproducente minacciare le banche con
l'istituzione di nuove banche pubbliche. E' difficile che per
questa via - come l'esperienza insegna - giunga buon credito a
buone imprese. Servono invece buone banche private, in concorrenza
fra loro; serve una disciplina severissima che contrasti eventuali
accordi a cartelli; servono regole certe e semplici riguardo la
trasparenza di prezzi, tassi, commissioni. Ma senza ingerenze della
politica, che presto o tardi produrrebbero i danni del
passato.
10. RIFORME
Il nuovo impulso alla politica economica deve accompagnarsi a una azione riformatrice più vasta, anch'erra capace di importanti effetti economici. La riforma della giustizia, accrescendo celerità e qualità dei giudizi, è suscettibile di importanti effetti positivi sul mondo delle imprese oggi condannate alla incertezza permanente riguardo la capacità di far valere i propri diritti. Riforme istituzionali che accrescano la forza e l'efficacia dell'azione di Governo, garantendo l'attuazione dei programmi elettorali enunciati dalla coalizione maggioritaria, saranno in grado di ridurre l'incertezza sulle politiche future; e l'incertezza è il peggior nemico della crescita economica.
