Perché è importante che la NATO resti a Kabul

L'assoluta importanza della N.A.TO. in Afghanistan, è evidente e non può essere ignorata. Molto è cambiato dagli anni della Guerra Fredda, dal quel 1949, anno in cui venne firmato il Patto Atlantico. Tempi, scenari sono cambiati, ma l'obiettivo primo dell'Alleanza Atlantica rimane sempre uno: la sicurezza. Negli ultimi anni la N.A.TO., è stata chiamata a confrontarsi con sfide non meno pericolose di quelle di un tempo, ma più ampie.

L'alleanza matura. Il muro di Berlino crolla, si ricompone la frattura che divideva la vecchia Europa e nascono nuove esigenze. Accanto alla sicurezza, compaiono negli anni, ruoli e progetti, che modificano, anche se in modo superficiale, i suoi ambiti di intervento. La N.A.T.O. svolge, dopo lo smembramento dell'URSS, un'azione stabilizzatrice delle aree geopoliticamente più fragili nell'Europa centro-orientale. Dalla riunificazione della Germania, fino all'intervento nei Balcani. Molteplici le sue operazioni. Le infiltrazioni nella Polonia di Leck Walesa. La Russia di Yeltsin, che muta, assiste al suo progressivo allargamento.

Poi il mondo si fa liquido, come afferma il filosofo Zygmunt Bauman in sue diverse opere. Le incertezze divorano tutto. Si accorciano le distanze e le idee di libertà mettono a dura prova ogni tipo di censura con il WEB. Le culture seguono la corrente e si confrontano.

Si parla di nuovo millennio e di novità. È il 2000. Poi l'undici settembre e la civiltà occidentale trema. Sono gli USA ad essere colpiti in modo folle e sconsiderato, per la prima volta, direttamente al cuore. Arriva Osama Bin Laden e l'Afghanistan, poi i dubbi sull'Iraq.

La N.A.T.O. è sempre lì, vigile, con i suoi ventotto membri che la rendono la più forte Organizzazione regionale al mondo. Essi costituiscono solo il 13% della popolazione mondiale, ma il 45% del PIL. Personificano la produzione, la tecnologia, l'economia e l'emancipazione. La democrazia. La grande forza dell'Alleanza non proviene più solo dalle armi. Il termine "deterrenza" (termine legato alla Guerra Fredda) è sepolto già da un ventennio, sotto Berlino. L'Alleanza diviene allora, portatrice di pace. Affronta le sfide nuove delle peacekeeping operations. La N.A.T.O. Si divide tra il potenziale bellico statunitense e la saggia politica europea. È questa combinazione a renderla fondamentale a livello globale. È chiamata a svolgere un ruolo a cui non può e non deve rinunciare, in scenari che si estendono al di là dei confini continentali. La sua nuova sfida, la sicurezza globale. Il fanatismo, il fondamentalismo, gli attentati, le morti e le condanne capitali. La ricerca di un germoglio di pace, in quelle aree devastate da guerre civili e violazioni gravi dei diritti umani.

Paradossalmente l'integrazione, la cooperazione della globalizzazione, ci espone a maggiori rischi. L'Occidente, si trova difronte a nuove problematiche legate al terrorismo e al sistema instabile che lo circonda. Che gli permette di sopravvivere indisturbato. L'impiego potenziale di armi di distruzione di massa e la nostra sicurezza è di nuovo in pericolo. È qualcosa che si avverte. Sarebbe grave continuare a tergiversare chiedendoci se ciò si sarebbe potuto evitare. La paura c'è e deve essere sconfitta.

Oggi si paga, in parte, come i postumi di una sbornia, un errore commesso tanto tempo fa e di cui i nostri bambini nemmeno hanno conoscenza. Parlo di società, culture che si sono incrociate innumerevoli volte nei secoli, spesso si sono fissate negli occhi. Molto è stato condiviso. Fin dai tempi del prestigioso Impero Portoghese. Il primo Stato europeo ad aprirsi al commercio con la lontana India e la Cina. Il primo, ad essere libero di negoziare con l'Oriente, senza intermediari. Via mare. I primi a sfidare i venti del Sudafrica, i primi ad evitare il deserto arabico, le sue insidie e i costi che comportava. Scambiavano dunque merci, ma anche modi di fare, conoscenza. Non si poteva parlare ancora di colonialismo, ma di libero scambio. Non c'era sfruttamento. Il fenomeno del "Colonialismo" è qualcosa di più recente. Molto meno romantico, sporco. Una macchia indelebile sul volto dell'Occidente. Qualcosa di cui pentirsi. La società aperta, che finisce per negare se stessa. Fortunatamente, anche il Colonialismo, è finito ormai da un pezzo. È stato chiesto scusa per questo, ma c'è ancora chi predica guerra contro l'oppressore occidentale. Contro gli USA, l'ultimo impero, l'ultimo satana. Coltivano morte contro gli invasori a caccia di petrolio. Riguardo questo punto occorre fare una precisazione importante. Le possibili intrusioni statunitensi in medio oriente, le violazioni del diritto di autodeterminazione di tali popoli, se ci sono, andrebbero dimostrate nelle sedi giudiziarie competenti e non contrastate con altra violenza. La morte è morte e va incondizionatamente evitata o punita. Non esistono scuse o compromessi. Questa è la società civile occidentale che parla.

È chiaro che non sia facile un dialogo, ma non bisogna arrendersi. Tutto ciò ci dimostra, che nuovi conflitti inzuppati di religiosità fanatica, sono all'orizzonte. Le organizzazioni internazionali sono chiamate ad intervenire. Si apre un nuovo "teatro". Si estende dalla Libia fino alla Cina. Un'area abitata da più di 500 milioni di persone. È il nuovo centro dell'economia mondiale, che sta scivolando verso est. Abbandona l'Atlantico, per approdare in Asia. È un dato di fatto, nulla da eccepire. Il problema è un altro. Il problema sono gli Stati ribelli, che si annidano in questa parte di mondo. Leaders che fomentano guerra, instabilità e oppressione. Movimenti che violano qualsiasi diritto fondamentale dell'uomo e che non dimostrano alcuna volontà di aprirsi al dialogo. Predicano violenza e covano vendetta. La Corea del Nord, l'Iran (che sostiene pubblicamente la natura pacifica del suo programma nucleare. Possiamo crederci o meno. Ma il fatto che stia ignorando ogni proposta di accordo con la Comunità Internazionale, non aiuta la sua posizione. Il reale pericolo, però, non giunge da qui. L'Iran non è la vera priorità. Va comunque tenuto a bada e fatto ragionare. Sarebbe un alleato prezioso.)

Il pericolo reale si vive in Afghanistan. In queste settimane molto si è detto su cosa la N.A.T.O. deve fare, quali scelte deve prendere. Se abbandonare il territorio, ritirarsi e lasciare il Paese in mano ai Talebani, così come lo avevano lasciato i Russi una ventina di anni fa. O rimanere, tenere duro e tornare indietro, solo dopo aver assicurato giustizia e libertà per questo popolo.

Il primo ordine per i membri della N.A.T.O. è definire insieme e perseguire insieme, un risultato politicamente accettabile. Ciò significa, innanzitutto, sradicare il terrorismo, non abbandonare il popolo e stabilizzare l'area. Si ricorre per raggiungere tali obiettivi a mezzi militari e finanziari, per sostenere l'economia di questo Paese e come quella del vicino Pakistan, per migliorare le condizioni di vita dei cittadini e l'efficacia del governo. Una ritirata in questo momento, andrebbe a ledere la credibilità dell'Alleanza Atlantica e potrebbe portare i Talebani, non solo a riprendere possesso del potere in Afghanistan. Ma potrebbe spingerli a prendere il controllo del Pakistan. Uno Stato con più di 200 milioni di abitanti, in possesso di un valido arsenale nucleare. Le sorti di questi due Stati sono, dunque, indissolubilmente legate tra loro. Il conflitto con i Talebani in Afghanistan non può essere risolto senza offrire al Pakistan, un supporto politico e militare. L'appoggio sarebbe importante per stroncare l'intensificarsi delle azioni fondamentaliste entro i suoi confini. La tutela del Pakistan è inoltre fondamentale, per non destabilizzare i già difficili rapporti di questo Paese con l'India. Purtroppo, per alcune frange dell'esercito pakistano, la scelta estrema di avere un Pakistan controllato dai Talebani, che domina un Afghanistan talebano, sarebbe preferibile a quella di un Pakistan instabile, in equilibrio tra un India minacciosa e un Afghanistan che cerca la sua emancipazione, proprio attraverso un accordo con la stessa India.

Alla luce di tali fatti, sarebbe utile coinvolgere la Cina (considerando la rivalità esistente tra Cina e India) in un dialogo volto ad assicurare, garantendo piena sicurezza al Pakistan, la stabilità di tutta la regione. La stessa India, ha un interesse a tutelare il regime filo-occidentale del suo vicino. Le relazioni tra questi due Paesi sono state messe alla prova dagli attentati di Mumbai, indebolite. Un Pakistan fondamentalista farebbe precipitare irrimediabilmente la situazione.

La N.A.T.O. dovrà svolgere un'importante funzione mediatrice. Dovrà coinvolgere Cina, India e possibilmente Iran, affinché si eviti l'esplosione del disordine nell'intera regione. Ecco perché è fondamentale la presenza dell'Alleanza Atlantica a Kabul.

 

mercoledì 14 ottobre 2009 Michele Di Lollo
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